Menu Orizzontale
Visualizzazione post con etichetta moggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta moggi. Mostra tutti i post

Calciopoli riapre e Moggi tuona contro i giornalisti: "Condizionati al momento del sorteggio"

Moggi torna a parlareRiapre Calciopoli, con una nuova udienza al Tribunale di Napoli. E uno dei grandi inquisiti dell'epoca, "Big" Luciano Moggi, torna a parlare e a "tuonare". Questa volta nell'occhio del ciclone ci finisce la stampa. Infatti, in una deposizione spontanea, resa in merito alle dichiarazioni di Martino, ex segretario Can, che accusava un giornalista sportivo di essere condizionato nella scelta della pallina da sorteggiare da un colpo di tosse di Pairetto, . Moggi dichiara: "Se questo è vero - ha detto l'ex dg bianconero -, il giornalista era parte della combine e andrebbe dunque indagato".

E' tornato a far sentire la sua voce Luciano Moggi. E la provocazione lanciata dall'ex Direttore Generale bianconero rimbalza fuori dal tribunale partenopeo, dove si è svolta una nuova udienza dell'infinito processo di Calciopoli (uno dei più grandi scandali del calcio italiano). Martino, ex segretario Can, con le sue dichiarazioni, non ha fatto che rianimare il l'ex dirigente juventino il quale, dunque, si scaglia ora contro i giornalisti sportivi. Giornalisti che si sarebbero fatti condizionare dalla "tosse" di Pairetto e comunque dalle scelte pilotate dei designatori arbitrali. E tutto alla vigilia di un Milan - Juve, garadecisiva per l'assegnazione dello scudetto 2004-2005. "Non lo so se è vero - ha continuato Moggi - ma se così fosse sarebbero da indagare tutti i giornalisti sportivi e i notai che hanno partecipato ai vari sorteggi".
Read More

Calcio, Moggi torna su Calciopoli: "Ci odiavano e ci hanno eliminato"

Moggi torna su CalciopoliLuciano Moggi è tornato a parlare. E lo ha fatto al suo modo, con veemnenza e frasi accusatorie. E' ritornando su quello che è stato il più grande scandalo della storia del calcio italiano, ovvero Calciopoli, Sono passati ormai tre anni da quando si scatenò la "tangentopoli" del mondo pallonaro, ma la ferita ancora brucia e i tifosi juventini non dimenticano.

Così come non dimentica uno dei grandi accusati dell'epoca (insieme a Giraudo e Bettega, la Triade bianconera) che continua a professare la propria innocenza. E Big Luciano lancia l'ennesima accusa. Ecco cosa ha detto l'ex direttore generale bianconero a proposito dell'intera vicenda: "L'unico modo per mandare via la Triade era sputtanarla. Ci sono riusciti in pieno. Così facendo, la Juve si è suicidata. Ho capito eravamo odiati: il Napoli non ha organizzazione societaria e, salvo le milanesi e poche altre, noi eravamo più organizzati; ecco perché ci odiavano". Questa la sua versione, raccontata a "Radio Kiss Kiss Napoli".
Read More

Moggi struzzica Mourinho. "Ha paura di perdere il campionato".

(Luciano Moggi. Parole di fuoco sulle polemiche di qusti giorni e su Mourinho)
Si susseguono le dichiarazioni sulla vicenda riguardante Roma-Inter e tutte le polemiche che ne sono seguite e che stanno proseguendo da domenica sera. Dopo la voce di Gasperini, che si è schierato dalla parte del tecnico nerazzurro Mourinho, arriva invece quella dell'ex Direttore Generale bianconero, Luciano Moggi. E anche questa volta sono parole scoppiettanti.

"Mourinho ha paura. Teme di perdere il campionato". Queste sono le clamorose dichiarazioni rilasciate, in queste ore, a "Il sussidiario.net" da Luciano Moggi. "Big" Luciano interpreta, in questa maniera, lo sfogo avuto dall'allenatore nerazzurro, all'indomani del match con i giallorossi, e aggiunge: "Alla fine l'Inter vincerà perchè è superiore alle altre. Questo testimonia come è' fatto il calcio: esistono guerre tra le società che non hanno nulla a che vedere con gli arbitri. Nessun arbitro viene comprato. Alle squadre forti arrivano favori senza essere richiesti. Il piu' forte resta sempre il piu' forte". Insomma, come a dire, Calciopoli non è mai esistita e le intercettazioni sono chiacchierate normalissime...
Read More

Moggi prende le parti della Roma. "Agli arbitri viene spontaneo fare certe cose".

(Luciano Moggi torna a parlare...)
Torna a dire la sua"Big" Luciano. Moggi interviene sulle polemiche seguite al posticipo serale della 26esima giornata di campionato tra la Roma ei nerazzurri, e soprattutto si schiera dalla parte della Roma e si associa al De Rossi pensiero ("L'anno scorso dissi certe cose, e non mi pento: l'errore arbitrale ci puo' stare, ma non capisco perche' sempre nello stesso senso").

Era un pò che non lo sentivamo. Presa la decisione di mantenersi ai margini del calcio, da quel calcio che lo ha disgustato e ferito, e che lo vede, tutt'ora, coinvolto in beghe giudiziare (Calciopoli) lungi dall'essere irrisolte, risuona, forte come non mai, la sua voce. All'indomani delle polemiche scaturite dal contestato rigore concesso all'Inter contro la Roma, l'ex Direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, si schiera apertamente giallorossi."Mi fido delle parole di De Rossi -ha detto l'ex dirigente juventino-, che ha ricordato come l'anno scorso gli abbiano portato via il campionato.Quanto sta accadendo - spiega Moggi - dimostra che la Juve non ha fatto niente di particolare: agli arbitri viene spontaneo fare certe cose. L'Inter - conclude - non ha rigori contro da un anno? Evidentemente sono educati". Questo il pensiero espresso da Moggi, voi cosa ne dite?
Read More

Il "revisionismo" di Paparesta su Moggi: "Non mi ha mai chiuso in uno spogliatoio"

                  Gianluca Paparesta, nella sua ex divisa da arbitro

Revisionismo o beatificazione di "Big" Luciano? A voi il compito di dare soluzione a questo dilemma shakesperiano. A fare dietrofront è l'ex arbitro GIANLUCA PAPARESTA, che corregge il tiro sulle dichiarazioni rilasciate all'epoca in cui venne rinchiuso nello spogliatoio (secondo le avvermazioni rilasciate all'epoca dallo stesso arbitro), dall'allora Direttore Generale bianconero, al termine di Reggina - Juventus diretta proprio dal 39enne fischietto di Bari.


"Moggi e Giraudo entrarono agitati e si lamentarono del mio operato- ha spiegato Paparesta a "Niente di Personale", trasmissione di La7- nessuno pero' mi ha chiuso dentro lo spogliatoio". L'ex arbitro ha poi aggiunto: "Si sono solo lamentati in maniera decisa -continua Paparesta- perche' non avevo concesso loro un rigore e avevo annullato il gol del pareggio proprio un attimo prima del finale, cosa che per altro dimostra che non soffrivo certo di sudditanza. Poi se ne sono andati via e io ho solo sbagliato a non inserire nel referto di gara l'episodio''. "Solo sbagliato a non inserire nel referto l'episodio"? Ma è gravissimo, cari signori, così come è grave il fatto che, improvvisamente, oggi a distanza di anni, il signor Paparesta se ne esca fuori con una versione decisamente diversa da quella fornita nei giorni più caldi dello scandalo di Calciopoli: "Questa non e' la mia versione ma la realtà- ha replicato l'ex direttore di gara- non ero solo, con me c'erano assistenti, quarto uomo e un osservatore. Se fosse accaduto qualcosa, qualcuno l'avrebbe segnalato''. Paparesta non ha poi voluto commentare il fatto che altri suoi colleghi coinvolti in Calciopoli, e tutt'ora sotto processo penale (la sua posizione e' stata archiviata), siano ancora in attività, mentre lui è rimasto "al palo": ''A volte mi chiedo perchè non arbitro più, ma a me non interessa la posizione di altri miei colleghi, a cui invece auguro di essere completamente prosciolti come me. Ho dimostrato la mia estraneità davanti agli organi inquirenti e, ora che sotto l'aspetto disciplinare sono pulito, solo Collina può dire se potrò tornare ad arbitrare o meno. Solo il designatore puo' dire se sono in grado di arbitrare dal punto di vista tecnico''. Insomma, ha voglia di tornare ad arbitrare, l'arbitro pugliese, ma intanto, oltre a parlare di quel famoso e caliente post-gara, affronta anche il tema legato alla telefonata fatta a Moggi l'8 novembre 2004, due giorni dopo la gara ddel Granillo: ''E' stato il mio unico errore. L'ho chiamato perche' era partita nei miei confronti una campagna mediatica incredibile di cui lui si vantava. In molti, anche della mia associazione (l'Aia), dicevano che dovevo smettere di arbitrare e cosi' l'ho sentito per chiarire. Se lui pensava che non ero in grado di arbitrare si doveva rivolgere alle sedi competenti anche perche' se la campagna fosse continuata io mi sarei dimesso''. In conclusione, Paparesta ha poi spiegato la telefonata fatta a LEONARDO MEANI, addetto agli arbitri, in quel periodo, per la società rossonera (e principale responsabile della penalizzazione di 8 punti che ha dovuto scontare il Milan): ''Io sono un cittadino italiano e un commercialista, prima che un arbitro. Dopo aver appreso la notizia, durante il mio lavoro di revisore dei conti, di una possibile procedura d'infrazione contro l'Italia da parte dell'Unione Europea per violazione delle norme sul protocollo di Kyoto in relazione alle energie alternative, ne ho parlato col Meani visto che il presidente del Milan è anche il premier italiano''. Tutto risolto insomma? Allora perchè non dire subito come erano andate realmente le cose e spuntare, invece, oggi con la verità? Restiamo abbastanza perplessi...
Read More

Il processo di Calciopoli dura solo un'ora. Rinvio al 24 marzo per difetti di notifica, ma sei società già battono cassa chiedendo 300 milioni di euro. Paolo Trofino, legale di Moggi "Ci aspettiamo un processo normale"

Tanta attesa per nulla. Un'ora per l'appello nominale nell'aula 261 del Tribunale di Napoli e il primo rinvio, al 24 marzo. Tre difetti di notifica, tra cui quello all'ex assistente arbitrale Ambrosino hanno obbligato al rinvio, così come si vociferava già nella giornata di ieri. Dunque, per sapere quale è la verità occorrerà aspettare fine marzo, per l'inizio ufficiale del procedimento penale, ma probabilmente il 2010 per la sentenza, visto che dovranno essere esaminate oltre mille prove testimoniali, accompagnate dalla perizia sulle migliaia di telefonate: una fase che si annuncia estenuante.

Un'ora è durato il tanto atteso processo per Calciopoli. Il tempo dell'appello nominale e poi il rinvio per difetti di notifica. Ma, quei sessanta minuti di stamattina (intorno alle dieci l'apertura) sono bastati per capire che Calciopoli sarà non solo un processo volto ad accertare le imputazioni (frode sportiva ed associazione a delinquere) ma anche un processo di risarcimenti. Di parti offese che ancora non sono soddisfatte, di richieste di restituzione degli incassi perduti a causa degli illeciti sportivi, di quantificazioni economiche delle salvezze negate da una partita truccata. Roma, Atalanta, Lecce, Bologna, Brescia e la fallita Salernitana si sono costituite parte civile. L'Inter invece no (ma era abbastanza prevedibile). I club citati sono quindi ansiosi di ottenere un risarcimento che, peraltro, hanno già quantificato. In totale, oltre i 300 milioni di euro di richiesta danni complessiva, ma la cifra è destinata ad aumentare. La Salernitana ha sommato risarcimenti per cento di milioni di euro. Bologna, Brescia e Atalanta retrocessi hanno quantificato tra i 54 e i 56 milioni il danno. La Roma, che lamenta 40 pagine di torti, e il Lecce, protagonista di una decisiva gara con il Parma arbitrata da Massimo De Santis, non hanno ancora definito la loro richiesta economica. Poi, oltre a queste, in aula si sono aggiunte alla lista delle parti civili, il ministero delle Finanze  e il ministero delle Politiche giovanili (che nel 2006 era guidato da Giovanna Melandri). Poi l'avvocatura e i monopoli di Stato nonché la Rai. La tv di Stato è nell'imbarazzata situazione di aver raccontato un campionato - il 2004-2005 sotto processo - attraverso le telecronache di Ciro Venerato e di vedere un suo caporedattore, Ignazio Scardina, chiamato a rispondere di associazione a delinquere per i suoi rapporti con la corte di Luciano Moggi. Sull'altro fronte, però, un'inviata Rai, Francesca Sanipoli, chiede i danni per essere stata dequalificata per volontà dello stesso Moggi, che ne impose l'allontanamento dalle partite della Juventus. Infine la Federcalcio ha confermato la sua costituzione di parte civile, ma è contemporaneamente attaccata da Aliberti: l'ex presidente della Salernitana avanza richieste di onerosi risarcimenti per i consigli federali svolti all'epoca Carraro che portarono alla retrocessione e al fallimento del club. Molte le questioni da risolvere, innumerevoli i protagonisti di questo storico processo, che saranno chiamati a deporre, senza fine anche le prove che dovranno essere esaminate dai giudici campani. Se ne riparlerà, dunque, il 24 marzo, ma intanto, nell'attesa, riportiamo le dichiarazioni rilasciate da Paolo Trofino, legale di Moggi, il quale si è mostrato abbastanza teso: "E' ovvio che preoccupa tutta la pressione, anche mediatica, che c'é stata intorno a questa vicenda: mi ricordo che nel giorno dell'elezione del Presidente della Repubblica c'erano quattro pagine sui giornali per la massima carica dello Stato e otto pagine su Calciopoli". Poi, la conferma, da parte dell'avvocato, che l'ex Direttore Generale della Juventus sarà presente nelle prossime udienze: "Ci aspettiamo un processo normale, Luciano Moggi vuole essere un cittadino normale che affronta le accuse in aula". Ebbene, anche noi speriamo che sia un processo normale, nel senso letterale del termine. Che si applichi la norma e che venga a galla la verità per poter finalmente chiudere una delle pagine più brutte del mondo del calcio, punendo i colpevoli per le loro malefatte e risarcendo le persone e le società truffate.
Read More

Ci siamo. Si aprono le porte del tribunale di Napoli. E' il giorno di Calciopoli.

                 Luciano Moggi, ex Direttore Generale della Juventus

Una data che molti aspettavano e anche Citysport attendeva, visto che ha seguito ogni istante della vicenda, mettendo i lettori e qualsiasi visitatore al corrente delle notizie, battute, dichiarazioni e frecciate velenose che hanno anticipato l'apertura del processo. E' il giorno di Calciopoli e, a Napoli, Moggi e altri 23 personaggi saranno giudicati per frode sportiva e associazione a delinquere.

E' il 20 gennaio e finalmente si parte. Dopo tanto parlare, è ora tempo di fatti. Sicuramente sarà lunga, se consideriamo i tempi della nostra giustizia, e di non facile soluzione per i giudici napoletani, ma noi saremo qui, pronti a documentarvi con precisione, e in tempo reale, su ogni particolare di questo importante processo che chiuderà una delle pagine più brutte della storia del calcio italiano. In terra campana, inizia il processo penale di CALCIOPOLI , lo scandalo più clamoroso che abbia mai coinvolto il mondo del pallone italiano. Tanti i personaggi che saranno giudicati, all'interno dell'aula del tribunale partenopeo. Ventiquattro gli imputati, tra i quali l'ex dg della Juve, LUCIANO MOGGI, che nell'atto di accusa dei pm FILIPPO BEATRICE e GIUSEPPE NARDUCCI è indicato come il promotore di una associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Accuse gravi, pesanti, che saranno poste al vaglio dei giudici di Napoli. Per quanto concerne la giustizia sportiva  i verdetti sono ormai storia: due scudetti tolti e la retrocessione in B alla Juve, pesanti penalizzazioni anche a Lazio, Fiorentina e Milan. Il "cuore" del processo, per quanto riguarda l'accusa, è rappresentato da migliaia di intercettazioni telefoniche che documentano contatti tra Moggi e i designatori arbitrali nonché dalla scoperta di una serie di schede sim segrete che sarebbero state fornite da Moggi ad alcuni arbitri per comunicazioni riservate. I pm Beatrice e Narducci presentano una lista testimoni composta da 108 persone. Assai più nutrita la lista dei testi che la difesa di Moggi intende chiamare a deporre in aula: 498 tra cui anche il premier Silvio Berlusconi . Oltre a Moggi, il reato di associazione è contestato agli ex designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, all'ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, all'ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, agli ex arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Paolo Bertini e Antonio Dattilo, all'assistente Marcello Ambrosino, all'ex designatore dei guardalinee Gennaro Mazzei, nonché al giornalista Rai Ignazio Scardina, l'ex segretaria della Figc, Maria Grazia Fazi. Di singoli episodi di frode sportiva devono rispondere invece i dirigenti della Fiorentina Andrea e Diego Della Valle, il presidente della Lazio Claudio Lotito, il presidente della Reggina Pasquale Foti, l'ex dirigente del Milan del settore arbitri Leonardo Meani, l'ex arbitro e Pasquale Rodomonti, gli ex guardalinee Enrico Ceniccola, Silvio Gemignani, Claudio Puglisi e Stefano Titomanlio e l'amministratore delegato della Fiorentina Sandro Mencucci. Altri 11 imputati (Antonio Giraudo, Tullio Lanese, Gianluca Rocchi, Stefano Cassarà, Domenico Messina, Paolo Dondarini, Alessandro Griselli, Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti, Tiziano Pieri e Marco Gabriele) hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato e il processo nei loro confronti riprenderà il 9 febbraio davanti al gup Eduardo De Gregorio (www.sportmediaset.it ). Questi sono i protagonisti del procedimento penale che parte oggi. Ai giudici napoletani, dunque, il compito di sciogliere i nodi di questa matassa e di arrivare ad una sentenza che faccia chiarezza, definitivamente, in un senso o nell'altro, sulla "sporca faccenda", che ha inquinato il calcio nostrano.
Read More

"Che vergogna, se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Gian Felice Facchetti risponde alle accuse di Moggi

          Gianfelice Facchetti, nella foto, con il presidente Moratti

Non può permettersi di gettare fango contro l'Inter. Questo il succo della reazione risentita, furiosa, di Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, una vita passata nell'Inter da calciatore e da dirigente. In un'intervista, pubblicata sull'Avvenire, il ragazzo risponde con fermezza alle accuse di Luciano Moggi, a pochi giorni dal processo di Calciopoli.

"Che vergogna. Se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Parole di Gianfelice Facchetti. Un cognome pesante, un'eredità importante, quella del figlio dell'indimenticato Giacinto, grande protagonista delle vicende interiste, sia da calciatore che da dirigente. E il giovanotto, con grande orgoglio e decisione, pretende che si porti rispetto alla società di Via Durini e, naturalmente, a coloro che hanno lavorato, e lavorano tutt'ora, per renderla grande e vincente. Via qualsiasi macchia dall'Inter e da Facchetti e coloro che, negli anni, hanno reso grande il club nerazzurro. Questa, dunque, la battaglia del "Gianfelice furioso" che, in un'intervista rilasciata all'Avvenire, risponde con decisione alle accuse lanciate al club nerazzurro, in merito alla vicenda di Calciopoli, da Luciano Moggi: "Ha già una condanna penale ma continua a farsi beffe di tutti e ad accusare l'Inter. I colloqui col designatore erano permessi, ma un conto è parlare e un altro è intervenire direttamente nella selezione della griglia degli arbitri. Così facevan tutti?' La realtà non era e non è questa". Chiare, dunque, le parole di questo giovane ragazzo che mostra già la grinta del padre, e l'attaccamento innato alla società interista, nella quale per tanti anni ha militato Giacinto Facchetti. Ma l'invettiva di Gianfelice, in risposta agli strali velenosi lanciati dall'ex Direttore Generale della Juventus, prosegue e, oggetto dell'intervista, diventa la sentenza sul Processo Gea, che ha portato alla condanna a 18 mesi per "Big" Luciano: "Come avrebbe commentato papà? È presuntuoso esserne certi, ma una condanna penale, seppure in misura ridotta rispetto alle richieste del pm, anche a lui sarebbe sembrata una cosa seria - ha dichiarato Gianfelice- Anche perché non bisogna dimenticare che ad essa va aggiunta la squalifica per Calciopoli della giustizia sportiva di cinque anni, la proposta di radiazione probabilmente caduta nel vuoto e il processo penale per frode sportiva che comincia martedì prossimo. Insomma non mi sembra poco...". Insomma, il giovane virgulto nerazzurro pone l'accento sulla "spada di Damocle" che pesa sul collo di Moggi, tra pochi giorni in aula per difendersi su uno dei più grandi scandali del calcio italiano, e la famiglia Facchetti, in merito a tale vicenda, cosa si aspetta: "Cosa ci aspettiamo io e la mia famiglia? Niente di diverso da quello che penso vogliano tutti e cioè vedere questo sport riavvicinarsi un po? di più a ciò che era... Un gioco. È difficile ormai in questo caos di troppe chiacchiere e tanto business, ma bisogna essere radicali e andare fino in fondo per ricostruire". Questa la speranza di Gianfelice Facchetti e la bellissima difesa, furiosa ma lucida, della memoria del padre e della società di Massimo Moratti. Parole importanti, alle quali abbiamo dato doverosamente risalto. Facchetti sarà contento, così come i tifosi interisti. Ora la "palla" passa a Moggi e ai giudici napoletani...
Read More

Il 20 gennaio è alle porte e Moggi infervora il clima lanciando accuse: "Inter più aiutata della mia Juve"

Ci siamo quasi. Tra cinque giorni si apriranno le porte del Tribunale di Napoli e prenderà avvio il Processo per Calciopoli. C'è ancora spazio per battute, frecciate, esclusivamente a Inter e Milan, e pensieri più o meno condivisibili. Tutto questo è Luciano Moggi, ascoltiamolo...

Ieri era a "Porta a Porta", la famosa trasmissione serale di Bruno vespa. Seduto su una delle comode poltroncine del salotto di Rai Uno, discuteva amabilmente con gli altri ospiti e diceva la sua sulla vicenda che, naturalmente, s'infiamma sempre più, a pochi giorni dal procedimento penale campano. Presenti Cucci e Galeazzi, il direttrore di Radio Uno Caprarica, Gazzoni Frascara, ex patron del Bologna, ora proprietà della presidentessa Menarini e gli avvocati di "Big" Luciano, seduti invece tra i comuni mortali, nella tribunetta colma di spettatori. Ieri era da Vespa, oggi chissà dove, ma ovunque sia, Moggi non risparmia delle micidiali "stoccate" all'Inter: "Se c'era il complotto prima, c'è anche adesso ma io non credo ci sia stato nè allora nè oggi - ha detto l'ex dg della Juve - A noi non hanno mai dato un gol come quello contro il Siena con cinque in fuorigioco". Arbitri in malafede? "Non ci sono arbitri comprati, ma sentono il fascino delle squadre più importanti". Ma sentire il fascino delle squadre più importanti e cambiare il corso di una gara in virtù di decisioni non chiare, cosa ha di diverso dall'essere in malafede? C'è senza dubbio una differenza, secondo l'interpretazione di Moggi, ma quale è? Pensateci...intanto l'Inter non è stata l'unica società colpita, ed infatti Moggi ha proseguito, indirizzando parole di fuoco anche al Milan: "Non ci sono arbitri comprati, ma sentono il fascino delle squadre più importanti. E' sufficiente che ci sia un consigliere federale all'interno delle squadre e loro hanno un occhio di riguardo. Nel Milan c'è, nell'Inter c'è. Sì, capitava anche alla Juventus, sarebbe stupido negarlo, ma la Juventus queste cose non le cercava. Esisteva però l'aggravante della Juve: che vinceva troppo. Per dieci anni abbiamo vinto tutto, e abbiamo vinto tutto avendo mezzi finanziari limitati. Quei due scudetti andrebbero restituiti alla Juve e se tornassi indietro non mi dimetterei. La Juve non ha difeso nè me nè la Juve stessa". Quindi, anche la "Vecchia Signora" godeva di favori, per la presenza di consiglieri all'interno della Federazione, però non li andava a cercare. Ecco quale è la differenza!!! E soprattutto, la società bianconera ha avuto il torto di vincere troppo, per questo è stata punita. Scatenato, senza peli sulla lingua, pronto a tutto per difendere la "sua" Juventus e per far emergere la verità. Pronto anche ad una considerazione sullo scudetto perso dalla Roma, che si trasforma in un'altra accusa alla società di Moratti: "La Roma non ha vinto il campionato perché l'Inter è stata portata a vincere l'ultima partita con il Parma, anche se era in svantaggio fino alla fine - ha proseguito Moggi - La Roma ha combattuto contro queste cose e lo ha fatto fino all'ultima partita. Non sono solo io a dirlo, lo ha detto alcuni giorni fa anche la vedova Sensi". Infine, la domanda più importante, rivolta all'ex dirigente bianconero: era lui o non era lui a manovrare gli arbitri e le designazioni? Moggi risponde con un secco "no" e chiude con l'ennesima accusa: "Io non facevo le griglie degli arbitri - ha aggiunto - Era un gioco. Io volevo protezione per la Juve: la mia era una difesa e non un'offesa. Ma quello che succede oggi tra Milan e Inter è peggio di quello che succedeva nel passato".
Read More

Tra pochi giorni il processo su Calciopoli ma i legali di Moggi sono fiduciosi: "La Juventus riavrà i suoi scudetti e anche 250 milioni" . E a testimoniare chiamano Silvio Berlusconi.

Mancano pochi giorni, esattamente sei, al processo penale su Calciopoli, uno dei più grandi scandali che ha investito il calcio italiano e che sarà all'esame del Tribunale di Napoli. Ma, ancor prima che prenda avvia il proedimento, i legali di Luciano Moggi, forti anche della sentenza Gea, sono fiduciosi e pronti a dare battaglia.

CALCIOPOLI (definita anche dalla "Gazzetta dello Sport", il Sistema Moggi) resterà per sempre, qualsiasi epilogo avrà il processo penale che è alle porte, una delle pagine più brutte del calcio italiano che, sia nel 1980 che nel 1986, già aveva dovuto fronteggiare e sconfiggere il Calcioscommesse. Ora, il 20 gennaio inizierà a Napoli, il processo penale, che vedrà indagati Luciano Moggi e molti altri personaggi, su questo scandalo che ha colpito, come una piaga, il mondo del calcio italiano, coinvolgendo dirigenti e direttori sportivi, arbitri e designatori, presidenti. Gli avvocati di Luciano Moggi - Paolo Trofino e Paco D'Onofrio si preparano a dare battaglia e a far valere le ragioni del proprio assistito, con il precedente positivo rappresentato dalla sentenza sulla Gea che ha visto crollare le accuse di associazione a delinquere. In vista del processo, i due avvocati hanno chiamato a testimoniare una quantità industriale di persone, e tra i nomi spicca quello del Presidente rossonero SILVIO BERLUSCONI. Si punterà molto, nell'esame delle chiacchierate telefoniche relative alle intercettazioni che all'epoca (nel 2006) diedero avvio all'indagine,sul "tono" di esse, elemento ritenuto fondamentale per poter dare un altro senso alla vicenda. Se i due legali riusciranno nell'impresa di far valere le proprie ragioni, potrebbero essere molteplici le conseguenze a livello sportivo e sono gli stessi avvocati ad ammetterlo: "Quante speranze ci sono per la Juven­tus di riavere i due scudetti? Elevatissive. E in un'ottica di ra­gionevolezza sono assolute. Nel mo­mento in cui anche a Napoli doves­se decadere l'accusa di associazione a delinquere, già caduta nel proces­so Gea a Roma, non ci sarebbe ra­gione di non rivedere il rigore san­zionatorio che punì la Juve nell'e­state 2006". Ma non aspettiamoci, naturalmente, un processo di breve durata: "I tempi di Napoli saranno obbliga­toriamente lunghi, anche due o tre anni - ha spiegato il legale di Moggi - Ma attenzione, perchè alcune delle testimonianze rese durante il processo (quindi fatto giuridico) po­trebbero costringere la giustizia sportiva a riesaminare Calciopoli prima della fine di Napoli. Se per esempio, un presidente o un dirigente di un'altra squadra, sotto giuramento, dovesse ammettere che aveva, pure lui, contatti con i designatori arbitrali o con gli arbi­tri stessi, potrebbe essere sufficien­te per riaprire il processo sportivo". E, se accadesse tutto ciò, la stessa società juventina potrebbe anche rivalersi, chiedendo dei risarcimenti per il rigore avuto all'epoca dagli organi giudiziari nei confronti della "Vecchia Signora"?: "In teoria sì. E sempre in teoria po­trebbero chiedere una cifra intorno ai 250 milioni. Ma quest'aspetto è più difficile da discutere ora, perchè l'assoluzione della giustizia sporti­va non sarebbe assoluta: qualche comportamento verrebbe comun­que sanzionato. Ma gli scudetti tor­nerebbero sicuramente indietro...". Insomma, il clima è già incandescente, e ancora deve iniziare il processo. Moggi e i suoi avvocati sono pronti a lottare per far emergere la verità, l'accusa invece chiede una punizione esemplare, ai giudici napoletani l'ardua sentenza, ma non dimentichiamoci sempre la cosa più importante..."vox populi, vox dei".
Read More

Elenco blog personale

Partners