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Lippi "riapre" a Cassano: "Aspettate e vedrete"

Lippi riapre a Cassano"Fusse che fusse"...la volta buona. La nostra crociata potrebbe tornare ad avere un senso dopo le ultime esternazioni rilasciate a Sky del selezionatore azzurro, Marcello Lippi. Vogliamo calciatori di fantasia in azzurro, gente che è capace di farti emozionare con un tacco o con un passaggio illuminante. Calciatori che sappiano darti i brividi solo con la loro mente fuori dal comune. E da questo è nata la nostra lotta a favore di Antonio Cassano, il talento di Bari vecchia ma sopratutto della Samp di Mazzarri.

Per lui c'è sempre stato ostracismo da parte del viareggino, ma nelle ultime ore rimbalzano delle dichiarazioni che fanno intravedere, finalmente, un piccolo spiraglio: "Aspettate e vedrete, le porte non sono chiuse", ha detto il ct azzurro, che poi ha parlato del campionato: "A Mourinho va riconosciuto il merito, non è facile vincere in Italia - ha proseguito a Sky - L'Oscar va a Ibrahimovic, è stato il più decisivo della stagione. Ranieri? Ha fatto buon campionato, è stato criticato troppo. E Ancelotti ha una saggezza sopra la media, saprà decidere al meglio con il Milan il suo futuro".
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Calcio. Mancini progetta un futuro all'estero: "No a Juventus e Milan"

Mancini si vede all'esteroLa voglia di tornare ad allenare è sempre più forte. Il "riposo forzato" (che in tanti vorrebbero) incomincia a stargli stretto. Ma, probabilmente, come afferma anche il diretto interessato, non sarà sulla panchina di una squadra del campionato italiano. Il no al calcio nostrano e, in particolare, alle big (Juventus e Milan) del calcio italiano e l'apertura ad una possibile esperienza fuori dai confini nazionali arriva dalla voce dell'ex tecnico interista, Roberto Mancini, tuttora in "vacanza": "Possibile che dall'anno prossimo io torni ad allenare. Ma all'estero".

Roberto Mancini si confessa così ai microfoni di Sky Sport 24. "Perchè all'estero? Dopo 30 anni in Italia è giusto fare un'esperienza diversa, questo è il momento opportuno- ha detto l'ex allenatore dell'Inter- Se direi di no a Juve o Milan? Sono grandi club, ma ad oggi sono soluzioni improponibili". Queste le parole del "Mancio", il quale comunque smentisce l'esistenza di trattative in corso: "Ogni volta esce che devo andare al Chelsea, al Bayern, al Real. Ma no, non c'è niente, neanche una trattativa al momento. E poi io sono ancora sotto contratto con l'Inter, devo prima risolvere questa situazione". 
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Mourinho: "Siamo i più forti"

"Mi piace giocare nello stadio di una squadra storica, pareggiare e vedere tutta la gioia di una compagine che torna a casa con 10 punti di vantaggio. L'Inter ha dimostrato perché si trova in testa alla classifica, perché è la migliore, la più forte".

Crediamo che le dichiarazioni di Josè Mourinho, rilasciate ai giornalisti nel dopopartita della supersfida dell'Olimpico, contro la Juventus, chiusasi sull'uno a uno, lascino poco spazio ad ulteriori commenti. "Il calcio è il calcio e ne abbiamo avuto la prova, subendo un gol alla fine. La matematica ancora non ci assegna lo scudetto". Ma Mourinho è consapevole che questa sera il verdetto del campo è stato uno soltanto. Sarà scudetto, e sarà "special" come il suo tecnico.
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Juventus. Amauri spiega il ritardo dall'Inter: "Poca personalità, è colpa nostra"

(Parole dure di Amauri, che bacchetta la Juventus)
Amauri bacchetta la JuventusAmauri interviene in maniera decisa sulla situazione che, in campionato, vede i bianconeri in in grave ritardo dall'Inter (dieci punti) e ha le idee chiare sui motivi di tale divario, a pochi giorni dalla supersfida dell'Olimpico di Torino, proprio contro l'undici di Mourinho. "Poca personalità", ecco una delle cause principali del gap. Il brasiliano, dunque non cerca scusanti e attribuisce alla Juventus tutte le colpe di questa situazione che vede la squadra juventina sempre più lontana dallo scudetto. E "incorona" Julio Cesar: "Ora è meglio di Buffon".

"Poca personalità e sfortuna: siamo dietro all'Inter per colpa nostra. E' mancato il salto di qualità". Amauri spiega così, nelle parole concesse a "La Stampa", i motivi che vedono la Juventus lontana ben dieci punti dall'undici di Mourinho. "E ora Julio Cesar è meglio di Buffon. Un'Inter senza lui, Ibrahimovic e Cambiasso sarebbe un'altra squadra. L'Italia? Con Toni, Gilardino, Iaquinta e Pazzini non sarei la prima scelta". Amauri non cerca scusanti. Le colpe sono dei bianconeri che, non sono riusciti ad approfittare dei cali della compagine interista: "Rimpiango un certo rilassamento che c'è stato quando avremmo dovuto approfittare dei cali dell'Inter - ha aggiunto il bomber brasiliano -. Perché quando siamo stati un gruppo abbiamo dimostrato di poter battere chiunque. Il divario tra noi e loro non è così netto come potrebbe essere guardando i dieci punti di distacco. All'andata hanno vinto solo uno a zero e anche loro in certi momenti della stagione hanno giocato male".
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Atletica, Bolt chiede scusa al popolo giamaicano: "Non è vero che tutti i giovani fumano marijuana"

(Il "mea culpa" di Bolt nei confronti del suo popolo)
Qualche giorno fa, in un'intervista, il velocista Usain Bolt (campione olimpico e primatista mondiale di 100 e 200 metri) aveva confessato, ad una rivista tedesca, di aver fatto uso di marijuana in gioventù, aggiungendo, inoltre, che "quando sei un bambino in Giamaica, impari come rullare (girare, ndr) una canna". Insomma, da giamaicano ammetteva, di fronte alla stampa, che nella sua terra l'uso di marijuana è una sorta di abitudine diffusa tra i ragazzi, fin da quando sono piccoli.

Queste parole hanno fatto male e hanno provocato la reazione risentita di molti ragazzi giamaicani. Bolt allora, con una nota pubblica, diramata in queste ore attraverso il proprio agente Peart, ha voluto precisare le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa e ha chiesto scusa al suo popolo: "Non volevo dire che tutti giovani giamaicani fumano marijuana. Voglio scusarmi con il popolo giamaicano - ha detto il campione dell'atletica leggera - per aver dato l'impressione con le mie parole che tutti i giovani giamaicani fumano erba. Quando ho fumato marijuana ero veramente giovane".
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Kakà: "Resto a vita al Milan". Il brasiliano allontana il Real Madrid

(Kakà ribadisce il suo amore per il Milan. No al Real Madrid)
Kakà giura fedeltà al MilanDopo tante voci, ecco la parola del diretto interessato. Kakà, fuoriclasse brasiliano del Milan, smentisce qualsiasi voce che è circolata in questi giorni e che, in realtà, è già libera e incontrollata da tempo, circa un possibile accordo o comunque l'inizio di un trattativa per il passaggio alla corte dei blancos di Madrid. Il giocatore ama i colori rossoneri e ribadisce che il Milan è la sua "casa".

"Non ho avuto contatti con il Real Madrid, penso di avere dichiarato il mio piacere e la mia volontà di restare nel Milan". Queste sono le ultime dichiarazioni del calciatore sudamericano. In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, il brasiliano mette la parola fine alle varie e insistenti voci- che lo hanno "annoiato" - e che davano per probabile la sua partenza dal Milan per trasferirsi a Madrid, a fine stagione. Kakà resta al Milan, "a vita" (anche se nel calcio di oggi non si può dare mai nulla per scontato) e chiude con un'importante considerazione, in merito alla sciagura che ha colpito l'Abruzzo: "Mi metto a disposizione, è una sciagura grande, tutto quello che si può fare lo faremo'.
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La "Bestia" contro i bianconeri: "Juventus favorita dagli arbitri".

(Julio Baptista, alla prima stagione in giallorosso. Ex Real Madrid)
Baptista attacca la JuventusNon solo l'Inter, ma anche la Juventus. In un'intervista rilasciata al "Guerin Sportivo", Julio Baptista, ex madrileno, ora in forza alla Roma di Spalletti, accende la sfida con i bianconeri (in attesa di scatenarsi in campo sabato sera) e accusa la compagine di Ranieri. La Juventus è favorita dagli arbitri quanto, se non più dei nerazzurri di Mourinho.

Qualche giorno fa sembrava fosse nata una sorta di "alleanza" tra Roma e Juventus. I bianconeri, nella voce di Cobolli Gigli, avevano difeso i giallorossi dagli attacchi di Mourinho, nel suo "monologo" di sette minuti che ormai è impresso nelle menti di tutti. Sembrava iniziata la fase della distensione, o comunque del disgelo nei rapporti tra due società da sempre "nemiche". Ebbene, ci sbagliavamo di grosso, infatti nemmeno il tempo di meravigliarsi per la "nuova alleanza", che a riaccendere l'antico astio tra bianconeri e giallorossi ci ha pensato l'attaccante brasiliano della Roma, Julio Baptista. In un'intervista al Guerin Sportivo, il romanista ha attaccato la Signora, spiegando che "i favori arbitrali non riguardano solo i nerazzurri. Ho visto quattro volte la Juventus ed è sempre stata una cosa incredibile". Ma a cosa si riferisce? E' evidente che Baptista parli della gara di Bergamo contro l'Atalanta e del fuorigioco di Marchionni in occasione del primo gol bianconero. Ed infatti, è lo stesso sudamericano a confermare l'ipotesi: "Un giorno vorrò capire come si possa fare così - ha detto Baptista -. Il guardalinee era a un passo da un giocatore bianconero in netta posizione di fuorigioco. Il pallone ha raggiunto questo giocatore in offside e il guardalinee non ha fatto niente. Non ho mai visto nulla di simile nell'arco della mia carriera". Ma l'attacco, diretto alla Signora, da parte del giallorosso, non si conclude, anzi è appena cominciato. Ma, ed è bene sottolinearlo, il brasiliano, pur indirizzando strali velenosi al sistema arbitrale italiano, non avalla la tesi del complotto: "No, questo no - ha chiarito il giocatore -. Altrimenti sarebbe un casino. Il calcio non sarebbe più una cosa bella, ma manipolata. Certo: non ho mai visto certe cose in altri tornei, ma penso che non sbaglino appositamente. Un conto è sbagliare una cosa difficile, un altro è commettere errori quando le decisioni sarebbero semplici. Mi spiego: se tu guardalinee vedi che un giocatore è in fuorigioco, sei in ottima posizione per verificare la cosa, perché non alzi la bandierina? Perché, a mio modo di pensare, c'è una certa protezione per le squadre più grandi". Ma, in questa cerchia ristrette di "privilegiate" non sembra rientrare la sua Roma, che a detta del brasiliano, è stata esentata o quasi da favori arbitrali: "Assolutamente, la Roma non è protetta - ha concluso -. A parte il fallo di mano di Mexes contro l'Udinese non ha certo ricevuto aiuti". E, in chiusura, una frecciatina alla società, che dovrebbe farsi valere di più nel "palazzo: "Non dobbiamo essere solo noi giocatori a parlare, deve farlo anche la società. La Roma non si è ancora schierata, ma deve farlo. Perché quando accadono certe cose al Real Madrid o al Barcellona, parlano tutti: squadra e club. Se non si è convinti delle cose che accadono, bisogna intervenire con un comunicato. Lo aspetto". Una "Bestia" scatenata. Sente già odore di preda da sbranare...
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L'avvertimento di Ancelotti: "Mourinho non parli più di noi".

Ognuno pensi al proprio orticello e, nello specifico, Josè Mourinho pensi al proprio fino al termine della stagione. Chiaro e deciso il romagnolo Carlo Ancelotti, stanco delle invettive rivolte al club di Via Turati, che emergono dalle interviste rilasciate, con sempre più frequenza, dal collega dell'Inter. Ma non era Luciano Spalletti il tecnico che amava stare sempre in tv?

Uomo avvisato, mezzo salvato. Il detto popolare recità così. Non siamo ancora a questo livello, ma sicuramente Carlo Ancelotti è stanco delle continue "interferenze verbali" del collega nerazzurro che non perde occasione per parlare (o sparlare). Josè Mourinho se la prende, ancora una volta, con il club milanista e Ancelotti risponde con un consiglio diretto proprio al portoghese: "Non parli piu' del Milan fino alla fine della stagione. Non ne vale la pena, non serve". Tutto è nato dalla dichiarazione del mister nerazzurro, riportata al tecnico di Reggiolo. La frase in questione ("Un allenatore puo' perdere tutto, ma non la dignita' professionale"), secondo alcuni riferita a lui e alle sue osservazioni sul cammino dei nerazzurri in Champions ha dato fastidio al mister del Milan che risponde con chiarezza:"Non so a cosa si riferisca. Di Inter e Mourinho non parlero' piu' fino fine a fine stagione".
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Mourinho polemico: "Tutta Italia sarà felice per l'eliminazione dell'Inter. Ma io ho vinto".

Ecatombe italiana in champions . Ma anche in una serata difficile per i colori italiani, che conclude una "due giorni" di Champions davvero amara per l'Italia clacisticia, arriva l'ennesima polemica di Josè Mourinho, tecnico dell'Inter, sconfitta per due a zero all'Old Trafford ed eliminata dalla Champions, insieme alla Juventus e alla Roma, costretta a cedere il pass ai Gunners dopo ben sedici rigori.

L'Inter esce dalla Champions, la Roma anche, dopo una lotta senza fine conclusasi al sedicesimo rigore, la Juventus è uscita dalla competizione nella serata di ieri. Insomma, il calcio italiano cede il passo alle squadre inglesi che avanzano a vele spiegate verso la finale dell'Olimpico e volano (in quattro con il Liverpool che ha spazzato via i blancos di Madrid), nei quarti di finale, occupando la metà dei posti disponibili. Succede tutto questo, ma accade anche di sentire un tecnico, sicuramente nervoso per la sconfitta, fare polemica, l'ennesima, in una serata che non avrebbe bisogno di ulteriori emozioni negative. "Tutta Italia sarà felice perché l'Inter è stata eliminata. Ma a me non interessa: io ho vinto". Questo è il messaggio che arriva da Josè Mourinho a margine della sconfitta rimediata in terra inglese, che vale l'addio dei nerazzurri dalla Champions. "A me non interessa - ha continuato il portoghese -, perché io ho vinto. Se prima la squadra aveva paura, ora non l'ha più. Adesso vinceremo sicuramente lo scudetto". A voi le considerazioni...
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"Cairo non vende? Andremo a comprare un'altra squadra". Ciuccariello risponde al presidente granata.

Ciuccariello assorbe il colpo (l'incedibilità del Torino, dichiarata nelle ultime ore da Urbano Cairo, in risposta alle mire dell'imprenditore pugliese sulla società granata) ma rilancia. "Se non sarà il Toro (ci spera ancora) sarà un'altra squadra", risponde il curioso protagonista di questa vicenda torinese. Tanto...i soldi ci sono, ma il simpatico Ciuccariello come ha ottenuto questa fortuna? "piovuta dal cielo", la sua riposta.

Una controrisposta immediata, quella di Raffaele Ciuccariello. Ricevuto il secco "no" da Cairo, sull'acquisto della società granata (che non è in vendita), l'imprenditore di Lucera ha incassato il rifiuto ma ha ripreso subito in pugno la situazione e ha così risposto, rilasciando dichiarazioni puntuali e scoppiettanti a Franco Giuliano, della "Gazzetta del Mezzogiorno": "Cairo non vende? E allora andremo a comprare qualche altra squadra. Spero che sia il Toro, perché i miei figli sono tutti tifosissimi di questa squadra, altrimenti sarà il Foggia o il Novara". Sull'eredità che lo ha reso ricco, però, l'ex 'Mister X' non si sbilancia: "Si tratta - ha detto - di una fortuna piovuta dal cielo. Da dove? Non posso proprio dirlo. Finalmente dopo tanti anni di sacrifici, oggi posso permettermi di andare dal presidente del Torino e fargli un'offerta che neppure lui avrebbe immaginato, date le condizioni in cui si trova ora la squadra". Un importante salto di qualità per un uomo che ha lasciato la Puglia nel lontano 1959 (a 18 anni) e per anni ha fatto l'emigrante in Germania, dove ha lavorato prima come muratore e poi come minatore. Ora il sogno è entrare nel calcio, diventarne un protagonista. Questa la sua candida ammissione: "Voglio entrare nel mondo del calcio - ribadisce - e non bado a spese. Spero che Cairo venda, sarebbe meglio per tutti. Se poi non ci riuscissimo, guarderemo a qualche altra squadra". Insomma, la vicenda prosegue, il botta e risposta s'infiamma e crediamo che non mancherà la risposta di Cairo, soprattutto sulla parte in cui l'ex Mister x insinuache il Torino non versi in condizioni floride.
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Kakà è rimasto al Milan, per una "scelta del cuore" ma Emerson confessa "Ha in mente un futuro Real"

Alla fine, i soldi e l'offerta faraonica del Manchester City si sono piegati alla volontà del giocatore di restare nel club milanista. Una scelta fatta col cuore, un ringraziamento all'affetto dimostratogli dal popolo rossonero, festante per una insperata quanto meravigliosa decisione presa, al termine di una giornata emozionante, dal fuoriclasse brasiliano KAKA': Prima l'accordo, raggiunto tra i due club, poi il dietrofront seguito dal colpo di scena realizzato, ad arte, dal Presidente milanista Silvio Berlusconi (incontro col giocatore e annuncio in diretta alla trasmissione di Aldo Biscardi). Ma il compagno di squadra, un altro dei tanti brasiliani del Milan, EMERSON, getta qualche ombra sulle motivazioni che hanno condotto il collega a restare in rossonero, e confessa...

"Ha in mente un futuro al Real", questa la scoppiettante rivelazione di Emerson, rilasciata dal brasiliano al quotidiano iberico AS. Una confessione che, naturalmente, offre uno scenario e dei contorni diversi all'epilogo della vicenda "Kakà City". Queste parole, le quali hanno fatto il giro del globo in queste ultime ore, "inquinano", in sostanza, la bellezza e l'importanza di un gesto che ha reso felice il popolo rossonero. Rinunciare all'offerta colossale dello sceicco dei "Citizens" e dichiararsi innamorato della maglia milanista (lanciata dal palazzo della sede rossonera ai tifosi per festeggiare la decisione presa di restare in rossonero), è stato il regalo più bello che Ricardo Kakà potesse fare ai suoi tifosi. Ma, dietro tutto ciò c'è l'amore per il Milan o una grande del calcio internazionale come il Real Madrid?. Il dubbio, adesso, è lecito, e trova la sua giustificazione proprio nella dichiarazione del centrocampista brasiliano Emerson il quale ritiene che Kakà non avrebbe mai potuto cedere alla pazzesca offerta del City: "E' un club che non gioca in Champions e un fenomeno come lui non potrebbe andare in una squadra che non sia una delle grandi del panorama internazionale". Ma, allora, scelta d'amore o questa motivazione è solo un paravento in attesa delle sirene spagnole? Emerson, parlando della gloriosa società spagnola, dove ha militato nella stagione 2006-2007 (27 presenze ed una rete), sostiene che sia quella la meta piu' probabile dell'attuale compagno di squadra: "Per essere un giocatore vero devi giocare nel Real. Qui non sta male ma lì è il massimo. Quando il Real bussa alla tua porta non puoi dirgli di no". Insomma, Florentino Perez, se vincerà le elezioni, che tra poco tempo decideranno i vertici societari dei blancos, e tornerà ad essere il patron dei madrileni, saprà già a chi rivolgersi per poter strappare un si al fuoriclasse brasiliano Ricardo Kakà.
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"Che vergogna, se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Gian Felice Facchetti risponde alle accuse di Moggi

          Gianfelice Facchetti, nella foto, con il presidente Moratti

Non può permettersi di gettare fango contro l'Inter. Questo il succo della reazione risentita, furiosa, di Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, una vita passata nell'Inter da calciatore e da dirigente. In un'intervista, pubblicata sull'Avvenire, il ragazzo risponde con fermezza alle accuse di Luciano Moggi, a pochi giorni dal processo di Calciopoli.

"Che vergogna. Se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Parole di Gianfelice Facchetti. Un cognome pesante, un'eredità importante, quella del figlio dell'indimenticato Giacinto, grande protagonista delle vicende interiste, sia da calciatore che da dirigente. E il giovanotto, con grande orgoglio e decisione, pretende che si porti rispetto alla società di Via Durini e, naturalmente, a coloro che hanno lavorato, e lavorano tutt'ora, per renderla grande e vincente. Via qualsiasi macchia dall'Inter e da Facchetti e coloro che, negli anni, hanno reso grande il club nerazzurro. Questa, dunque, la battaglia del "Gianfelice furioso" che, in un'intervista rilasciata all'Avvenire, risponde con decisione alle accuse lanciate al club nerazzurro, in merito alla vicenda di Calciopoli, da Luciano Moggi: "Ha già una condanna penale ma continua a farsi beffe di tutti e ad accusare l'Inter. I colloqui col designatore erano permessi, ma un conto è parlare e un altro è intervenire direttamente nella selezione della griglia degli arbitri. Così facevan tutti?' La realtà non era e non è questa". Chiare, dunque, le parole di questo giovane ragazzo che mostra già la grinta del padre, e l'attaccamento innato alla società interista, nella quale per tanti anni ha militato Giacinto Facchetti. Ma l'invettiva di Gianfelice, in risposta agli strali velenosi lanciati dall'ex Direttore Generale della Juventus, prosegue e, oggetto dell'intervista, diventa la sentenza sul Processo Gea, che ha portato alla condanna a 18 mesi per "Big" Luciano: "Come avrebbe commentato papà? È presuntuoso esserne certi, ma una condanna penale, seppure in misura ridotta rispetto alle richieste del pm, anche a lui sarebbe sembrata una cosa seria - ha dichiarato Gianfelice- Anche perché non bisogna dimenticare che ad essa va aggiunta la squalifica per Calciopoli della giustizia sportiva di cinque anni, la proposta di radiazione probabilmente caduta nel vuoto e il processo penale per frode sportiva che comincia martedì prossimo. Insomma non mi sembra poco...". Insomma, il giovane virgulto nerazzurro pone l'accento sulla "spada di Damocle" che pesa sul collo di Moggi, tra pochi giorni in aula per difendersi su uno dei più grandi scandali del calcio italiano, e la famiglia Facchetti, in merito a tale vicenda, cosa si aspetta: "Cosa ci aspettiamo io e la mia famiglia? Niente di diverso da quello che penso vogliano tutti e cioè vedere questo sport riavvicinarsi un po? di più a ciò che era... Un gioco. È difficile ormai in questo caos di troppe chiacchiere e tanto business, ma bisogna essere radicali e andare fino in fondo per ricostruire". Questa la speranza di Gianfelice Facchetti e la bellissima difesa, furiosa ma lucida, della memoria del padre e della società di Massimo Moratti. Parole importanti, alle quali abbiamo dato doverosamente risalto. Facchetti sarà contento, così come i tifosi interisti. Ora la "palla" passa a Moggi e ai giudici napoletani...
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Il 20 gennaio è alle porte e Moggi infervora il clima lanciando accuse: "Inter più aiutata della mia Juve"

Ci siamo quasi. Tra cinque giorni si apriranno le porte del Tribunale di Napoli e prenderà avvio il Processo per Calciopoli. C'è ancora spazio per battute, frecciate, esclusivamente a Inter e Milan, e pensieri più o meno condivisibili. Tutto questo è Luciano Moggi, ascoltiamolo...

Ieri era a "Porta a Porta", la famosa trasmissione serale di Bruno vespa. Seduto su una delle comode poltroncine del salotto di Rai Uno, discuteva amabilmente con gli altri ospiti e diceva la sua sulla vicenda che, naturalmente, s'infiamma sempre più, a pochi giorni dal procedimento penale campano. Presenti Cucci e Galeazzi, il direttrore di Radio Uno Caprarica, Gazzoni Frascara, ex patron del Bologna, ora proprietà della presidentessa Menarini e gli avvocati di "Big" Luciano, seduti invece tra i comuni mortali, nella tribunetta colma di spettatori. Ieri era da Vespa, oggi chissà dove, ma ovunque sia, Moggi non risparmia delle micidiali "stoccate" all'Inter: "Se c'era il complotto prima, c'è anche adesso ma io non credo ci sia stato nè allora nè oggi - ha detto l'ex dg della Juve - A noi non hanno mai dato un gol come quello contro il Siena con cinque in fuorigioco". Arbitri in malafede? "Non ci sono arbitri comprati, ma sentono il fascino delle squadre più importanti". Ma sentire il fascino delle squadre più importanti e cambiare il corso di una gara in virtù di decisioni non chiare, cosa ha di diverso dall'essere in malafede? C'è senza dubbio una differenza, secondo l'interpretazione di Moggi, ma quale è? Pensateci...intanto l'Inter non è stata l'unica società colpita, ed infatti Moggi ha proseguito, indirizzando parole di fuoco anche al Milan: "Non ci sono arbitri comprati, ma sentono il fascino delle squadre più importanti. E' sufficiente che ci sia un consigliere federale all'interno delle squadre e loro hanno un occhio di riguardo. Nel Milan c'è, nell'Inter c'è. Sì, capitava anche alla Juventus, sarebbe stupido negarlo, ma la Juventus queste cose non le cercava. Esisteva però l'aggravante della Juve: che vinceva troppo. Per dieci anni abbiamo vinto tutto, e abbiamo vinto tutto avendo mezzi finanziari limitati. Quei due scudetti andrebbero restituiti alla Juve e se tornassi indietro non mi dimetterei. La Juve non ha difeso nè me nè la Juve stessa". Quindi, anche la "Vecchia Signora" godeva di favori, per la presenza di consiglieri all'interno della Federazione, però non li andava a cercare. Ecco quale è la differenza!!! E soprattutto, la società bianconera ha avuto il torto di vincere troppo, per questo è stata punita. Scatenato, senza peli sulla lingua, pronto a tutto per difendere la "sua" Juventus e per far emergere la verità. Pronto anche ad una considerazione sullo scudetto perso dalla Roma, che si trasforma in un'altra accusa alla società di Moratti: "La Roma non ha vinto il campionato perché l'Inter è stata portata a vincere l'ultima partita con il Parma, anche se era in svantaggio fino alla fine - ha proseguito Moggi - La Roma ha combattuto contro queste cose e lo ha fatto fino all'ultima partita. Non sono solo io a dirlo, lo ha detto alcuni giorni fa anche la vedova Sensi". Infine, la domanda più importante, rivolta all'ex dirigente bianconero: era lui o non era lui a manovrare gli arbitri e le designazioni? Moggi risponde con un secco "no" e chiude con l'ennesima accusa: "Io non facevo le griglie degli arbitri - ha aggiunto - Era un gioco. Io volevo protezione per la Juve: la mia era una difesa e non un'offesa. Ma quello che succede oggi tra Milan e Inter è peggio di quello che succedeva nel passato".
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