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634 volte Inter. Javier Zanetti eguaglia Facchetti: "Inter è casa mia".

(Javier Zanetti, capitano per la 634 esima volta)
Un capitano come pochi. Una delle poche bandiere, merce rara in un calcio ormai ricco di mercenari e pochi calciatori attaccati veramente alla maglia. Parliamo di Javier Zanetti che ha festeggiato, alla Pinetina, le 634 presenze con la casacca nerazzurra, eguagliando un altro grande del club di Appiano Gentile, ovvero Giacinto Facchetti. Una soddisfazione incredibile per un calciatore e un uomo di grande professionalità e dedizione alla causa interista. Un campione vero, insomma.

Javier Zanetti entra nella storia nerazzurra. Sono 634 le partite disputate dal giocatore che raggiunge Giacinto Facchetti. Si festeggia, alla Pinetina, il record conseguito da questo grande campione interista, nato a Buenos aires nel 1973 . Un giocatore che è arrivato in punta di piedi dagli argentini del Banfield (nel 1995, a soli ventidue anni), si è inserito alla grande ed è diventato una colonna portante della squadra milanese, oltre che capitano di tante battaglie. Uno che non ha mai mollato, neanche nei momenti difficili, e che ha sempre sostenuto, senza risparmiarsi, la causa del club interista. "Ho avuto occasioni per andarmene, ma questa e' casa mia": a dichiararlo è Javier Zanetti, che manifesta il suo amore per la compagine milanese e per una terra che è diventata una seconda casa. "Sono rimasto - ha spiegato il capitano nerazzurro - anche nei momenti difficili, sicuro che il vento sarebbe cambiato". Parole importanti, che hanno fatto piacere soprattutto al patron nearruzzo Moratti, il quale lo ha elogiato e festeggiato alla Pinetina. "Speravo che nessuno superasse mai il record di Facchetti - ha ammesso il presidente -, ma poi lo ha fatto Bergomi e ora Javier puo' inseguire il nuovo primato".
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"Che vergogna, se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Gian Felice Facchetti risponde alle accuse di Moggi

          Gianfelice Facchetti, nella foto, con il presidente Moratti

Non può permettersi di gettare fango contro l'Inter. Questo il succo della reazione risentita, furiosa, di Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, una vita passata nell'Inter da calciatore e da dirigente. In un'intervista, pubblicata sull'Avvenire, il ragazzo risponde con fermezza alle accuse di Luciano Moggi, a pochi giorni dal processo di Calciopoli.

"Che vergogna. Se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Parole di Gianfelice Facchetti. Un cognome pesante, un'eredità importante, quella del figlio dell'indimenticato Giacinto, grande protagonista delle vicende interiste, sia da calciatore che da dirigente. E il giovanotto, con grande orgoglio e decisione, pretende che si porti rispetto alla società di Via Durini e, naturalmente, a coloro che hanno lavorato, e lavorano tutt'ora, per renderla grande e vincente. Via qualsiasi macchia dall'Inter e da Facchetti e coloro che, negli anni, hanno reso grande il club nerazzurro. Questa, dunque, la battaglia del "Gianfelice furioso" che, in un'intervista rilasciata all'Avvenire, risponde con decisione alle accuse lanciate al club nerazzurro, in merito alla vicenda di Calciopoli, da Luciano Moggi: "Ha già una condanna penale ma continua a farsi beffe di tutti e ad accusare l'Inter. I colloqui col designatore erano permessi, ma un conto è parlare e un altro è intervenire direttamente nella selezione della griglia degli arbitri. Così facevan tutti?' La realtà non era e non è questa". Chiare, dunque, le parole di questo giovane ragazzo che mostra già la grinta del padre, e l'attaccamento innato alla società interista, nella quale per tanti anni ha militato Giacinto Facchetti. Ma l'invettiva di Gianfelice, in risposta agli strali velenosi lanciati dall'ex Direttore Generale della Juventus, prosegue e, oggetto dell'intervista, diventa la sentenza sul Processo Gea, che ha portato alla condanna a 18 mesi per "Big" Luciano: "Come avrebbe commentato papà? È presuntuoso esserne certi, ma una condanna penale, seppure in misura ridotta rispetto alle richieste del pm, anche a lui sarebbe sembrata una cosa seria - ha dichiarato Gianfelice- Anche perché non bisogna dimenticare che ad essa va aggiunta la squalifica per Calciopoli della giustizia sportiva di cinque anni, la proposta di radiazione probabilmente caduta nel vuoto e il processo penale per frode sportiva che comincia martedì prossimo. Insomma non mi sembra poco...". Insomma, il giovane virgulto nerazzurro pone l'accento sulla "spada di Damocle" che pesa sul collo di Moggi, tra pochi giorni in aula per difendersi su uno dei più grandi scandali del calcio italiano, e la famiglia Facchetti, in merito a tale vicenda, cosa si aspetta: "Cosa ci aspettiamo io e la mia famiglia? Niente di diverso da quello che penso vogliano tutti e cioè vedere questo sport riavvicinarsi un po? di più a ciò che era... Un gioco. È difficile ormai in questo caos di troppe chiacchiere e tanto business, ma bisogna essere radicali e andare fino in fondo per ricostruire". Questa la speranza di Gianfelice Facchetti e la bellissima difesa, furiosa ma lucida, della memoria del padre e della società di Massimo Moratti. Parole importanti, alle quali abbiamo dato doverosamente risalto. Facchetti sarà contento, così come i tifosi interisti. Ora la "palla" passa a Moggi e ai giudici napoletani...
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