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Carlo Ancelotti è certo: "Con o senza Kakà, il Milan è da Champions". Già è tempo degli addii? Intanto la trattativa prosegue e Kakà sarà in campo domani contro la Fiorentina.

Non poteva mancare all'appello l'opinione del tecnico rossonero Carlo Ancelotti, che domani si troverà faccia a faccia con il brasiliano. Il suo pensiero, sulla vicenda, è chiaro e non lo nasconde agli organi d'informazione:"Una mia idea ce l'ho. Una societa' deve poter fare le proprie scelte. C'è la valutazione di un'offerta che e' arrivata, sono cambiati i tempi. Gli obiettivi restano gli stessi: andare in Champions e vincere la Coppa Uefa e li conseguiremo con o senza Kaka'. Abbiamo una rosa competitiva anche se dovessimo perderlo". Parole che lasciano il segno e che costituiscono una sorta di rassegnazione alla partenza del fuoriclasse brasiliano. E' vero, "sono cambiati i tempi", a nostro parere in peggio, ma noi vogliamo ancora credere che il calcio, inteso come sport e passione per una maglia, possa emergere e sovrastare gli interessi economici e la bram di ricchezza, ormai i due principi cardini che governano il mondo del pallone. Perciò, per il momento rimaniamo speranzosi, in attesa di ulteriori sviluppi e, mentre la trattativa tra Kakà e gli inglesi prosegue, il giocatore sarà in campo domani contro la Fiorentina nell'anticipo serale di campionato, come confermato dagli stessi dirigenti rossoneri ("Né Kakà né il Milan - hanno fatto sapere dall'entourage rossonero - hanno firmato alcun contratto con il City". "Ricardo è tranquillo e giocherà regolarmente dal primo minuto contro la Fiorentina").
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"Neanche per 120 milioni". Cobolli Gigli si tiene stretto Alex Del Piero. W le bandiere, razza in via di estinzione.

Sono pochi i giocatori in Italia che, veramente, possono essere qualificati come bandiere, emblemi, simboli. Ossia, che hanno fatto una vera e propria scelta di vita: dedicarsi, con sacrificio e impegno, lottando "nel bene e nel male" (come recita la formula del matrimonio), nelle difficoltà e nei momenti di gioia e di successo, per dei colori che, col tempo, sono diventati un connotato indissolubile del proprio essere. Si contano sulle dita di una mano (Francesco Totti, Alex Del Piero, Paolo Maldini e il capitano interista Javier Zanetti) e, a mio parere sono una razza in via di estinzione, soprattutto alla luce del fatto che, purtroppo, il calcio è sempre più un business dove il denaro, e la voglia di arricchirsi con ingaggi stratosferici, si antepone troppo spesso ai sentimenti e il calciatore è spinto a migrare di nido (società) in nido. A tal proposito, arrivano, come si dice, "a fagiolo" le dichiarazioni di COBOLLI GIGLI, patron bianconero. Mentre il Milan ha aperto le porte al Manchester City, autorizzando Kakà a trattare col club inglese, il presidente juventino va controcorrente, e dopo aver smentito di aver ricevuto offerte per il portierone della Nazionale, si tiene stretto colui che è, senza alcuna paura di essere smentiti, il simbolo della squadra bianconera, ovvero il capitano di tante battaglie Alex Del Piero. "Non abbiamo mai avuto nessuna offerta per Buffon. Del Piero è la stella, è la colonna portante della Juve e non sarebbe interessato a lasciare Torino. Non lo venderemmo per 120 milioni. Certo queste cifre, nel momento in cui il mondo e l'economia debbono ridimensionarsi, sono fuori logica". Cosa dire? Condividiamo in toto le dichiarazioni del numero uno bianconero, il quale non critica assolutamente i rossoneri, ma esterna un semplice pensiero che, tuttavia, ha una grande valenza e significato, di questi tempi. Sicuramente, comprende le difficoltà dei rossoneri, perchè queste pazze cifre (120 milioni di euro offerti alla società e 15 all'anno al calciatore) metterebbero in crisi qualsiasi club e qualsiasi giocatore. Proprio in virtù di questo, il presidente della Juventus non se la sente di dare dei consigli a Galliani e conclude: "Non do consigli a Galliani perché lui ha troppa esperienza per mettermi al suo posto. Penso che nel momento in cui l'economia in generale deve ridimensionarsi, valori così elevati siano fuori da ogni logica di ridimensionamento". Lo crediamo anche noi e, in chiusura, vorremmo invitare tutti a una riflessione, con una domanda molto semplice: Ma, avanti di questo passo, dove arriveremo?.
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Dopo la beffa-Pazzini, un altro viola per il Bologna. Arriva Pablo Daniel Osvaldo.

               Pablo Osvaldo, ormai ex viola

E' ufficiale, PABLO DANIEL OSVALDO è un giocatore del Bologna. Il 22enne attaccante, nato a Buenos Aires ma naturalizzato italiano, si presenta al Dall'Ara con un ruolino non eccelso (http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Daniel_Osvaldo), ma ha le potenzialità per poter far bene, sia da prima che da seconda punta. Sicuramente deve ancora maturare, essendo molto giovane e poco esperto, ma, di base, ha una buona tecnica e un drbbiling secco che ne fanno un giocatore fantasioso e imprevedibile. Pier Giovanni Ricci e Fabrizio Salvatori, dirigenti rossoblu, partiti questa mattina alla volta di Firenze, per discutere dell'italo-argentino con Pantaleo Corvino, sono riusciti, poche ore fa, a trovare l'accordo per il passaggio, a titolo definitivo, dell'attaccante alla società della famiglia Menarini. 7 milioni di euro il valore dell'operazione e Mihajlovic, dopo la beffa-Pazzini (gran colpo messo a segno dai blucerchiati) e il sogno, infranto, rappresentato dall'interista Balotelli (dal destino sportivo ancora incerto), accoglie (a braccia aperte?) il buon Osvaldo, il quale aveva irrimediabilmente incrinato i rapporti con la tifoseria viola e cercava una sistemazione altrove, dove poter rinascere a nuova vita. Non solo Bologna, ma anche Catania, Siena e Torino, e il West Ham di Gianfranco Zola, sulle tracce del giocatore, che approda quindi alla corte del tecnico serbo, dopo le esperienze avute con Atalanta e Lecce prima di quella attuale, abbastanza sfortunata, con la squadra toscana. Qualche ora fa l'agente dell'attaccante viola aveva affermato "Il direttore sportivo della Fiorentina sta parlando con diverse squadre e posso dire che c'è un accordo di massima con il Bologna". E, come preannunciato dal procuratore, l'accordo è stato siglato e confermato ufficialmente dalle società. E' un mercato in fermento. Agger e Mattioni al Milan, Pazzini alla Sampdoria, e ora Osvaldo al Bologna, solo per citare alcuni dei colpi più importanti, sempre in attesa di sapere se si conccretizzerà il colpo del Manchester City (Kakà, ndr), ma al di là della questione riguardante il brasiliano del Milan, siamo certi che sarà un mercato ricco di sorprese. 
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"Che vergogna, se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Gian Felice Facchetti risponde alle accuse di Moggi

          Gianfelice Facchetti, nella foto, con il presidente Moratti

Non può permettersi di gettare fango contro l'Inter. Questo il succo della reazione risentita, furiosa, di Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, una vita passata nell'Inter da calciatore e da dirigente. In un'intervista, pubblicata sull'Avvenire, il ragazzo risponde con fermezza alle accuse di Luciano Moggi, a pochi giorni dal processo di Calciopoli.

"Che vergogna. Se mio padre fosse vivo lo avrebbe zittito". Parole di Gianfelice Facchetti. Un cognome pesante, un'eredità importante, quella del figlio dell'indimenticato Giacinto, grande protagonista delle vicende interiste, sia da calciatore che da dirigente. E il giovanotto, con grande orgoglio e decisione, pretende che si porti rispetto alla società di Via Durini e, naturalmente, a coloro che hanno lavorato, e lavorano tutt'ora, per renderla grande e vincente. Via qualsiasi macchia dall'Inter e da Facchetti e coloro che, negli anni, hanno reso grande il club nerazzurro. Questa, dunque, la battaglia del "Gianfelice furioso" che, in un'intervista rilasciata all'Avvenire, risponde con decisione alle accuse lanciate al club nerazzurro, in merito alla vicenda di Calciopoli, da Luciano Moggi: "Ha già una condanna penale ma continua a farsi beffe di tutti e ad accusare l'Inter. I colloqui col designatore erano permessi, ma un conto è parlare e un altro è intervenire direttamente nella selezione della griglia degli arbitri. Così facevan tutti?' La realtà non era e non è questa". Chiare, dunque, le parole di questo giovane ragazzo che mostra già la grinta del padre, e l'attaccamento innato alla società interista, nella quale per tanti anni ha militato Giacinto Facchetti. Ma l'invettiva di Gianfelice, in risposta agli strali velenosi lanciati dall'ex Direttore Generale della Juventus, prosegue e, oggetto dell'intervista, diventa la sentenza sul Processo Gea, che ha portato alla condanna a 18 mesi per "Big" Luciano: "Come avrebbe commentato papà? È presuntuoso esserne certi, ma una condanna penale, seppure in misura ridotta rispetto alle richieste del pm, anche a lui sarebbe sembrata una cosa seria - ha dichiarato Gianfelice- Anche perché non bisogna dimenticare che ad essa va aggiunta la squalifica per Calciopoli della giustizia sportiva di cinque anni, la proposta di radiazione probabilmente caduta nel vuoto e il processo penale per frode sportiva che comincia martedì prossimo. Insomma non mi sembra poco...". Insomma, il giovane virgulto nerazzurro pone l'accento sulla "spada di Damocle" che pesa sul collo di Moggi, tra pochi giorni in aula per difendersi su uno dei più grandi scandali del calcio italiano, e la famiglia Facchetti, in merito a tale vicenda, cosa si aspetta: "Cosa ci aspettiamo io e la mia famiglia? Niente di diverso da quello che penso vogliano tutti e cioè vedere questo sport riavvicinarsi un po? di più a ciò che era... Un gioco. È difficile ormai in questo caos di troppe chiacchiere e tanto business, ma bisogna essere radicali e andare fino in fondo per ricostruire". Questa la speranza di Gianfelice Facchetti e la bellissima difesa, furiosa ma lucida, della memoria del padre e della società di Massimo Moratti. Parole importanti, alle quali abbiamo dato doverosamente risalto. Facchetti sarà contento, così come i tifosi interisti. Ora la "palla" passa a Moggi e ai giudici napoletani...
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La lunga notte di Kakà. Tra proteste, discussioni e cene amare. Poi il "No" del calciatore al City. In arrivo un'offerta Real?

E' stata una lunga notte in via Turati. "Giù le mani da Kakà" lo slogan, protagonisti i tifosi rossoneri. L'amore per il calciatore, uno dei beniamini del popolo milanista, ha prodotto, questa notte,una pacifica contestazione davanti alla sede della società rossonera. Ma la protesta popolare non è stato l'unico atto di una notte convulsa e frenetica. Infatti, si parla anche di una forte discussione tra Kakà e il padre-procuratore, poi, alla mattina, la decisione. "No", questa la risposta agli inglesi da parte del brasiliano, nonostante la faraonica offerta. Ma dietro questo rifiuto ci potrebbe essere la voglia del giocatore di prendere tempo ed aspettare notizie da casa Madrid, città sconvolta sportivamente dalle dimissioni del presidentissimo Calderon. Intanto, oggi è previsto l'incontro tra papà Bosco Leite e i "Citizens" (e forse lo stessno n.22 del Milan).

225 milioni: 150 per il Milan, 75 per lui. Tutto ciò non è bastato, però, per convincere il brasiliano ad accettare la mega offerta del Manchester City. Non è convinto, Kakà, che il City sia la scelta giusta, e il progetto dello sceicco degli Emirati Arabi, patron della squadra inglese, non è bastato, almeno finora, per strappare un "Si" al fuoriclasse del club rossonero. Ieri sera il Milan, come abbiamo riportato su Citysport, si era chiuso dietro un "ponderiamo l'offerta"  ma poi, successivamente, aveva autorizzato il calciatore a trattare direttamente con la squadra inglese. Nel frattempo salivano i malumori della gente milanista (che si mobilitavano anche su social networks di fama mondiale come Facebook), e s'incominciavano a diffondere le prime reazioni importanti sulla vicenda (Rivera). E via, dunque, ad una lunga notte di pensieri, di protesta, di nervosismo (notizie di una presunta lite tra Kakà e il padre-procuratore) e confusione generale, ma soprattutto di grande indecisione del calciatore, alle prese con la decisione più importante della sua carriera, il quale trascorreva una cena abbastanza "amara" con i compagni di squadra. Infatti, il brasiliano si è recato in un ristorante del centro di Milano, di proprietà di Clarence Seedorf, e ha incontrato alcuni compagni di squadra, ai quali ha confessato l'amarezza per essere stato considerato cedibile al City dopo i secchi "no" rivolti in passato dalla società a club come Chelsea e Real Madrid (www.sportmediaset.it). Dopo l'amarezza, la decisione, almeno per ora, di spegere i sogni del Manchester City. Ma la questione èben lontana dall'essersi conclusa. Perchè, dietro questo rifiuto potrebbe esserci la volontà del calciatore di aspettare notizie dalla Spagna e dal REAL MADRID. Sconvolta in queste ore dalle dimissioni dello storico presidente CALDERON, la Società, se tornerà FLORENTINO PEREZ (il quale potrebbe fare il suo "grande ritorno", in caso di rielezione, al club spagnolo da lui guidato dal 2000 al 2006) potrebbe tornare a contendere agli inglesil'ex Pallone d'Oro. Ma, nell'attesa di eventuali mosse da parte degli spagnoli,
oggi è previsto l'incontro tra Bosco Leite , padre-procuratore dell'asso brasiliano, e i dirigenti del City. Ci sarà anche Kakà? Questo non si sa ma, senza dubbio, la trattativa, nonostante il "No" del giocatore, non è assolutamente chiusa, per questo attendiamo ulteriori sviluppi e vi terremo al corrente di quella che potrebbe essere una colossale operazione di mercato. 
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