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Calcio, Roma: Totti rilancia: "Scudetto in due anni ma servono rinforzi"

Totti-romaIeri sera, nel posticipo di campionato, in Serie A, la Roma non è riuscita a trovare l'acuto vincente, così come non ci è riuscito il suo capitano, Francesco Totti. Ma la prestazione di Genova, contro la Sampdoria, è stata lo stesso positiva e, in classifica, sono solo tre le lunghezze dalla zona Champions. Su di un campo difficile, e contro un avversario desideroso di riscatto (e di punti), i giallorossi hanno tirato fuori una prova di grande personalità, compattezza e voglia di vincere. Magari non quest'anno, ma il prossimo la Roma puàò tornare a dire la sua per il campionato. La torta (la rosa) c'è, manca la ciliegina (Adriano?)...

I frutti del lavoro di Ranieri incominciano a farsi vedere. La squadra capitolina ha ritrovato unione d'intenti, spirito di sacrificio e anche dal punto di vista atletico ricomincia a farsi valere. Allora, perchè non provare a tirare fuori la parolina magica? Parliamo di scudetto e Francesco Totti non è per nulla spaventato ma indica la strada: "In due anni possiamo farcela, il progetto è affascinante e ambizioso". "La squadra è di qualità ma servono altri tre-quattro giocatori, uno per reparto", assicura il capitano della Roma a Romanews.eu. "Una punta ben venga, purché sia forte - aggiunge il numero 10 giallorosso - più campioni ci sono meglio è. Occhio però a Okaka, in prospettiva può diventare il nostro Drogba. In quanto al portiere, invece, ne abbiamo già due molto forti: Bertagnoli e Doni. Non dimentichiamo, infatti, quello che ha fatto Alexander per la Roma giocando anche in condizioni fisiche precarie e dimostrando anche un grande attaccamento alla maglia'. L'ultimo pensiero è pe r il tecnico testaccino: "Ha portato carisma. Per una squadra tecnica come la nostra, l'aspetto caratteriale rappresenta la cosa più importante. Era quello che ci mancava. Ora abbiamo più personalità e consapevolezza nei nostri mezzi".
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Calciopoli riapre e Moggi tuona contro i giornalisti: "Condizionati al momento del sorteggio"

Moggi torna a parlareRiapre Calciopoli, con una nuova udienza al Tribunale di Napoli. E uno dei grandi inquisiti dell'epoca, "Big" Luciano Moggi, torna a parlare e a "tuonare". Questa volta nell'occhio del ciclone ci finisce la stampa. Infatti, in una deposizione spontanea, resa in merito alle dichiarazioni di Martino, ex segretario Can, che accusava un giornalista sportivo di essere condizionato nella scelta della pallina da sorteggiare da un colpo di tosse di Pairetto, . Moggi dichiara: "Se questo è vero - ha detto l'ex dg bianconero -, il giornalista era parte della combine e andrebbe dunque indagato".

E' tornato a far sentire la sua voce Luciano Moggi. E la provocazione lanciata dall'ex Direttore Generale bianconero rimbalza fuori dal tribunale partenopeo, dove si è svolta una nuova udienza dell'infinito processo di Calciopoli (uno dei più grandi scandali del calcio italiano). Martino, ex segretario Can, con le sue dichiarazioni, non ha fatto che rianimare il l'ex dirigente juventino il quale, dunque, si scaglia ora contro i giornalisti sportivi. Giornalisti che si sarebbero fatti condizionare dalla "tosse" di Pairetto e comunque dalle scelte pilotate dei designatori arbitrali. E tutto alla vigilia di un Milan - Juve, garadecisiva per l'assegnazione dello scudetto 2004-2005. "Non lo so se è vero - ha continuato Moggi - ma se così fosse sarebbero da indagare tutti i giornalisti sportivi e i notai che hanno partecipato ai vari sorteggi".
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Calcio, Serie A: Zenga è determinato: "Vogliamo sempre lo scudetto"

Zenga vuole lo scudettoLa Serie A di Calcio deve ancora iniziare. Le squadre sono impegnate ad oliare i meccanismi e le gambe prima dell'inizio del torneo. Lui, il protagonista di questo post, è appena arrivato sulla panchina del Palermo, al posto di Ballardini (finito alla Lazio), ma le idee sono già chiarissime e altisonanti. Dopo il "tradimento" siculo, che si è consumato nei mesi scorsi (ha lasciato Catania per spostarsi a Palermo), Walter Zenga è già in grande forma e la "spara" grossa, anzi la "rispara". Senza paura di fare figuracce.

Infatti, a distanza di qualche giorno dalla dichiarazione 'shock' resa nel giorno della sua presentazione alla corte della nuova squadra della Serie A di Calcio, arriva la conferma delle stesse parole, dell'Uomo Ragno: "Vogliamo ottenere il massimo, quindi lo scudetto". Avevano fatto scalpore – e anche un po' sorridere – le parole che l'ex portiere nerazzurro aveva pronunciato prima di partire per l'Austria, ma evidentemente il tecnico rosanero non ha nessuna voglia di scherzare, a maggior ragione adesso che sono arrivati anche Nicolàs Bertolo e Javier Pastore, due argentini pronti a fare le fortune della squadra rosanero: 'Sono due giocatori di prospettiva e che hanno un futuro - ha dichiarato il neo tecnico del Palermo a Sky Sport 24 - arrivano dall'altra parte del mondo e dovranno avere il tempo necessario per integrarsi, ma se entrano in un gruppo già rodato sarà tutto più semplice. Bertolo è un centrocampista offensivo, mentre Pastore è il classico giocatore dalle giocate straordinarie, un Miccoli con un fisico diverso, tanto per citare qualcuno". Ma quale è l'obiettivo principale da ottenere per poter arrivare a quel sogno, proclamato ad alta voce e senza troppi pensieri: "Trovare il cuore di questa squadra, lavorare sulla personalità del gruppo, che per me è la cosa più importante al momento. Lo scudetto? E' stato un modo per non essere banali, per non dire che cercheremo di fare il meglio e di migliorarci, anche perché se ci miglioriamo e arriviamo settimi non andiamo nemmeno in Uefa". Beh, detto così è un altro conto...
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Calcio, Primavera: Hernandez manda in estasi il Palermo. E' campione d'Italia per la prima volta


(Palermo campione. La festa e le interviste)

IL TABELLINO
PALERMO (3-4-1-2): Ingrassia; Adamo, Cossentino (17'st Costantino), Romeo; Corsino, Temperino, Davi, Mazzotta; Conti (34'st Pitarresi); Hernandez, Misuraca.
A disp.: Polizzi, Cappelletti, Pellegrini, Siragusa, Maltese. All. Pergolizzi,
SIENA (4-1-4-1): Ivanov; Capogrosso, Malquori, Castaldo, Crociani; Romano; Bigeschi, Re (46'st Arroe), Buchel, Giannetti; Larrondo. A disp.: Gori, Checchi, Mannini, Del Colle, Mugelli, Spada.
All. Baroni.
Arbitro: Massa di Imperia.
Marcatore: 44' st Hernandez (P).

Rosanero in festa. I ragazzi di Rosario Pergolizzi conquistano, per la prima volta nella loro storia, lo scudetto Primavera ("Trofeo Giacinto Facchetti"), battendo in finale, per uno a zero (rete delle vittoria siglata da Hernandez), il Siena di Baroni. Una gioia grandissima per i siciliani, evidente dal video che potrete gustarvi in questo post. gara emozionante, con i toscani che hanno colpito una traversa con Bigeschi nel corso della ripresa, m che hanno rischiato di capitolare un paio di volte prima. Solo il portiere Ivanov li ha tenuti in gara. Poi alla fine, spazio alla festa, alla gioia dei ragazzi e all'entusiasmo di una città in festa per il grande successo sportivo, il primo per i giovani primavera del Palermo.
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Gourcuff sceglie il Bordeaux. Al Milan 15 milioni.

Gourcuff riscattato dal BordeauxDopo aver ricevuto il premio, dalla stampa francese, come miglior giocatore della Ligue, Yoann Gourcuff rinuncia al Milan, in maniera definitiva. La scelta è arrivata nella giornata di oggi. Infatti, il Bordeaux ha riscattato completamente il talentuoso trequartista francese, classe 1986, dal club di Via Turati, facendogli firmare un contratto di quattro anni con i girondini.

I motivi di questa scelta, compiuta dal giovane attaccante, sono molteplici. Innanzitutto, la fiducia concessagli da Laurent Blanc, e ripagata con dodici reti e dieci assist, a coronamento di una stagione positiva che può chiudersi col botto (manca infatti un punto, al Bordeaux, per festeggiare la vittoria del campionato). Naturalmente, correlata al fattore della fiducia, c'è la possibilità di giocare con continuità e poter rassicurare Domenech, in vista della Coppa del Mondo del 2010 (cosa che non avrebbe potuto fare al Milan dove avrebbe sicuramente fatto molta panchina). Giocare da titolare in patria è la vetrina migliore per blindare il posto in nazionale, conquistato quest’inverno con una serie di prestazioni decisive. Insomma, poi c'è il discorso Il club della Gironda ha messo mano al portafogli non solo pagando i 15 milioni di euro richiesti dal club rossonero, ma accogliendo anche le richieste economiche del francese che dovrebbe guadagnare ormai 300mila euro netti al mese, secondo le ultime indiscrezioni. “C’erano offerte economiche più importanti delle nostre – hanno precisato i dirigenti –, ma Gourcuff ha privilegiato il nostro progetto sportivo”. “A Milano – ha aggiunto il giocatore – ho imparato molto e ringrazio dirigenti e giocatori del Milan per la formazione ai massimi livelli”. Queste le parole del calciatore che ringrazia il Milan, ormai il passato, e prosegue la sua avventura, presente e futura, a Bordeaux, per chiudere l'anno alla grande. Basta un punto e sarà scudetto.
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Inter, festa scudetto per tutti...tranne che per Balotelli e Maicon

Balotelli e Maicon assenti alla festa scudettoNotte di festa a Milano. L'Inter, campione d'Italia, festeggia il 17° scudetto, conquistato con due settimane di anticipo. I giocatori, appena usciti da San Siro domenica sera, dopo aver vinto la gara contro un Siena da tempo salvo (3 a 0, reti di Cambiasso, Balotelli e Ibrahimovic), si è diretta all'albergo (il Melia, ndr), che anche negli scorsi anni è stato sede di ritiri e di feste per il tricolore vinto. Tutti presenti tranne due pedine importanti: Maicon e Balotelli.

Iniziamo dal brasiliano. Per lui assenza legata ad un discorso di "mercato". Il fortissimo laterale sudamericano è tentato dal Real Madrid. Il procuratore Caliendo, ha spesso usato lo spettro di Florentino Perez per mettere paura all'Inter e a Moratti, e puntare ad un ritocco economico del contratto del terzino che scade nel 2012. Tutto ciò è risultato abbastanza vano, almeno finora, e resta il gelo tra le due parti. Così come resta questa assenza che rappresenta una nota stonata nel clima gioioso di queste ore. Altra nota stonata è rappresentata dal giovane Super Mario Balotelli che, a quanto pare, è mancato per i contrasti nati, durante la partita di domenica sera, con il compagno di reparto Ibrahimovic. Un litigio nato dal fatto che il colored aveva preferito segnare il gol del due a zero in vece che servirgli un assist, guadagno di conseguenza i rimproveri dei compagni per non aver rispettato il “patto Ibra-cannoniere”, siglato nello spogliatoio prima dell'inizio del match. E così l’attaccante dell’Under 21 ha preferito defilarsi, arrabbiato per quello che era successo e desideroso di non avere altri scontri con lo svedese che non aveva accetta to le sue scuse in campo. Al Melia, comunque, i giocatori, accompagnati dai familiari, avevano tutti la maglia celebrativa della Nike. C’erano anche il presidente Moratti, i dirigenti, lo staff tecnico e medico, il personale che lavora alla Pinetina e nella sede di Corso Vittorio Emanuele e diversi tifosi vip tra i qua li Bonolis, la Canalis e Marco Santin della mitica Gialappas. Una festa tricolore che nasconde, però, delle ombre al suo interno. Ombre alle quali si aggiungono i dubbi di Ibrahimovic...
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Ibrahimovic rovina la festa: "Futuro? Non do garanzie". Ma Moratti è convinto che resterà

Lo scudetto, la festa, i cori di felicità fino a notte fonda. Tante espressioni di gioia a Milano, sponda nerazzurra, per il quarto tricolore consecutivo conquistato con merito, ma ad Appiano e dintorni non si può festeggiare in modo completo. Ibrahimovic, 22 gol in campionato finora e una mano pesante per la vittoria del titolo, getta ombre pesanti sul suo futuro in casa Inter. In campo ha litigato praticamente con tutti i compagni. Ma, soprattutto dopo la partita, Ibra non ha dato segnali di grande miglioramento nell'umore. Anzi, non ha proprio dato garanzie sul suo futuro all'Inter: "Sul mio futuro non posso dire niente. Se Mario non segnava, lo ammazzavo". E ha poi aggiunto: "Mancano ancora due partite e faccio di tutto per vincere - ha proseguito - ma nel calcio non c'è garanzia. Nel futuro non so dove sarò, non sono certo un uomo che rimane nello stesso club tutta la vita".

Parole chiari, che aumentano i dubbi sulla permanenza del fuoriclasse. Lo svedese ha, tuttavia, anche detto che questo è lo scudetto più bello che abbia mai vinto: "C'era tanta pressione, un nuovo allenatore e dei dubbi su di lui - ha spiegato - ma Mourinho ha spiegato che ha la mentalità per vincere. Ora dobbiamo portare questa mentalità in Europa". Insomm,a Ibra si, Ibra no, Ibra forse...a smentire qualsiasi voce di un addio del campione, è il patron Moratti, entusiasta per il trionfo in campionato: "È fantastico - ha sorriso il presidente nerazzurro -. Questa è l'Inter e mi sembrava strano che in una partita così tranquilla non ci fosse qualcosa che ce lo ricordasse. Ma non credo sia così importante. Lui rimarrà, con il suo carattere fatto così". Voci contrastanti, dunque, nell'ambiente nerazzurro. Ora si festeggia, poi si vedrà...ma certo è che le parole di Ibra non sono per nulla rassicuranti...
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Moratti si "regala" lo scudetto: "Che compleanno meraviglioso"

Moratti felice per lo scudettoLa vittoria di ieri sera dell'Udinese, nell'anticipo serale del sabato contro i rossoneri, ha consegnato matematicamente lo scudetto, il diciassettesimo, all'Inter di Mourinho che si dimostra quindi un tecnico vincente alla sua prima stagione in Italia. La gioia, grandissima, pervade tutto l'ambiente nerazzurro e ad Appiano il popolo interista esplode in canti di felicità per il tricolore conquistato ancor prima di scendere in campo contro il Siena.

A gioire è soprattutto il patron Moratti che non nasconde l'entusiasmo per la "festa anticipata" e ha già pronta una dedica speciale: "Siamo stati bravi – ha dichiarato il presidente nerazzurro- perché abbiamo cambiato allenatore ma abbiamo vinto lo stesso il campionato. Siamo molto felici, è stato un bellissimo regalo. E' il mio 64° compleanno: non mi aspettavo un regalo simile da Milan e Udinese. Dedico il titolo a mio padre, al pubblico e ai giocatori che sono stati continui e questo non è mai facile. Mourinho è stato grande, devo ringraziarlo".
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Berlusconi infuriato con Ancelotti: "Colpa sua se abbiamo perso lo scudetto"

Berlusconi accusa Ancelotti
Dalla bellissima località di Sharm el Sheik, dove si trova per un convegno con il presidente egiziano Mubarak, rimbalza in Italia il "J'accuse" del Presidente del Consiglio, e numero uno del Milan, Silvio Berlusconi. Uno sfogo (come dice Repubblica), avuto con alcuni turisti italiani presenti al Resort Domina Coral Bay, e rivolto contro il mister del Diavolo rossonero, Carlo Ancelotti: "Se il Milan non ha vinto lo scudetto, la colpa è di Ancelotti". Il Premier punta il dito contro il tecnico.

E' dunque arrivato al capolinea il rapporto professionale tra i due? Sicuramente questa dichiarazione, pesante, rilasciata da Berlusconi, va in controtendenza con le parole dell'allenatore di Reggiolo il quale, di fatto ha manifestato la sua intenzione di rispettare il contratto e si è "autoconfermato" sulla panchina del club di Via Turati. Attendiamo, naturalmente, gli sviluppi di questa vicenda, ma certo è che se le parole del Presidente fossero confermate, sarebbe inevitabile la cessazione di un rapporto che dura dal lontano novembre 2001.
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Ancelotti incorona l'Inter: "Un vantaggio incolmabile" e si "autoconferma"

La consapevolezza di averci provato, di averci creduto, soprattutto grazie al risveglio primaverile della sua squadra e, in particolare, di Pippo Inzaghi, ma anche l'orgoglio di continuare ad onorare un campionato, dominato dall'Inter, finchè la matematica non chiuderà definitivamente i giochi, proprio a favore della squadra del presidente Moratti. Carlo Ancelotti è consapevole che ormai il tricolore è già abbondantemente tinto di nerazzurro: "La classifica dice che a tre giornate dal termine l'Inter ha sette punti di vantaggio. Un vantaggio incolmabile". Sette punti di distacco a tre giornate dalla fine. Un distacco ormai non recuperabile, anche perchè l'Inter, la prossima settimana, affronterà in casa un Siena salvo e, quindi, che farà da sparring partner alla festa di San Siro.

Ma, il mister rossonero, dopo aver praticamente consegnato le armi e aver assegnato lo scudetto ai "cugini", esprime un pizzico di rammarico per una stagione che avrebbe potuto avere un sapore diverso in casa rossonera senza la pessima partenza che ha visto la squadra protagonista in negativo: "Non so se ha vinto la squadra piu' forte, sicuramente ha vinto la piu' continua". Continuità che il suo Milan ha trovato solo in primavera, alimentando qualche timida speranza di recupero subito decaduta con il pari nel big match di ieri sera contro la Juventus: "Noi ci abbiamo provato - si difende il tecnico - peccato solo per la falsa partenza. Ora non ci rimane che giocare sino in fondo per totalizzare il massimo dei punti ancora disponibili". Insomma, il buon Carletto vuole mantenere alta la concentrazione, per le ultime tre gare. Il secondo posto è fondamentale, perchè consente la qualificazione diretta alla Champions e di poter programmare così la prossima stagione senza troppi affanni. Infine, proprio in relazione al futuro, ecco arrivare l'autoconferma: "Alleno questa squadra e continuerò a farlo ancora per un po'. Ho un contratto con questo club fino al 2010, sono blindato".
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Berlusconi alza bandiera bianca: "L'Inter vincerà lo scudetto"

Berlusconi chiude il discorso scudettoThe end. La parola fine sul discorso scudetto arriva direttamente dalla voce del Premier e numero uno rossonero, Silvio Berlusconi. Parole che spezzano, sicuramente, l'euforia per l'ottimo momento vissuto dal club milanista, che è riuscito nel sorpasso sulla Juventus, diventando la rivale più importante per l'undici di Mourinho, nella corsa al titolo. Ma sette punti sono ormai un distacco incolmabile, come assicura il Presidente del Consiglio: "L'Inter vincerà lo scudetto, lo merita". Silvio Berlusconi si arrende all'evidenza e, molto elegantemente, ammette i meriti dei rivali abbandonando, di fatto, la corsa al titolo del suo Milan. "L'Inter - ha spiegato - è la squadra più forte del campionato".

E' la parola fine, non solo alla questione riguardante il tricolore, ma soprattutto alle polemiche degli scorsi giorni, divampate improvvisamente e che hanno avuto protagonisti il mister nerazzurro Mourinho e il centrocampista rossonero Ambrosini. Berlusconi da amante del calcio, sportivamente ha ammesso che sia giusto il verdetto del campionato. Ma, forse, poteva aspettare un giorno diverso per pronunciarsi. Insomma, mancano poche ore alla sfida con la Juventus. Non è stato un momento azzeccato...sicuramente...per calare il sipario sul discorso scudetto.
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Juventus. Ranieri chiude le polemiche con Mourinho ma avverte: "Dobbiamo vincere per accorciare"

(Ranieri e la Juventus si preparano a dar battaglia all'Inter di Mourinho)
Ranieri è pronto a sfidare l'Inter e MourinhoDavvero un altro stile, quello del tecnico bianconero Claudio Ranieri. Manca poco all'appuntamento più importante della stagione. Il derby d'Italia. Sfida di grande fascino e anche di enormi polemiche che si sono avute nel corso degli anni. Non sarà da meno anche quest'anno. In ballo c'è uno scudetto, che per tre quarti è già tinto di nerazzurro (dieci punti di vantaggio sono davvero tanti), ma quel quarto che rimane è ciò a cui si appiglia la Juventus per credere ancora nella rimonta, che avrebbe certamente del clamoroso.

Se da una parte Mourinho continua a colpire con frecciate al cianuro la società bianconera, e anche il suo capitano Del Piero, dall'altra Ranieri risponde con grande serenità e classe, dapprima facendo i complimenti al tecnico "nemico" ("E' uno dei grandi d'Europa") e poi discorrendo della grande sfida di domani: "Finalmente la gara contro l'Inter è arrivata. Può darsi che questa partita abbia distolto un po' la nostra attenzione dagli altri impegni, ma la squadra si carica per queste grandi sfide. I ragazzi li ho visti bene, lottiamo per vincere come sempre :per la classifica e per tutti noi. Lo scudetto è una chimera? L'hanno detto un po' tutti, sarei ripetitivo a ribadirlo. Dobbiamo scendere in campo come se fosse l'ultima partita. I 10 punti che ci separano dall'Inter sono tanti, un gap notevole anche perché rispetto a loro noi stiamo ricostruendo la squadra. Nei momenti meno positivi i nerazzurri hanno avuto la forza e qualità di vincere anche solo 1-0. Noi invece quando siamo in difficoltà e non giochiamo al 120% abbiamo fatto pochi punti. Ma siamo reduci da due campionati straordinari, vediamo come finiamo questo". Ecco il pensiero di Ranieri, a poche ore dal match. Una gara decisiva, in un senso o nell'altro. Accorciare le distanze o sarà la fine, questo l'imperativo in casa bianconera.
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Inter. Mourinho: "Meritiamo lo scudetto"

(Mourinho all'attacco, a poche ore dal match con la Juventus)
Mourinho parla poche ore prima del match con la JuventusE' tornato a parlare e lo ha fatto come al suo solito, distribuendo velenose battute verso tutto e tutti. Josè Mourinho parla della supersfida di domani sera, che vedrà i nerazzurri impegnati contro la Juventus, e respinge ogni assalto dei bianconeri ad un titolo che il tecnico portoghese sente già in tasca.

"Possiamo giocare per due risultati? Sì, forse sì, ma a me il pareggio non interessa". E' così che Mourinho prepara la sfida di domani sera. Si punta decisi alla vittoria, in casa interista, senza fare calcoli, senza "accontentarsi" di un pari, ma cercando invece un successo che chiuderebbe definitivamente la pratica scudetto. Dieci punti sono un vantaggio consistente sull'undici di Ranieri, ma il portoghese vuole con fermezza i tre punti: "E' una partita importante, che ha una grande storia alle spalle, e il mio desiderio è quello di vincere. Ma attenzione, anche con i tre punti in tasca non mi sentirei ancora campione d'Italia". Il monologo dello "Special One", partito alla grande come al solito, prosegue con lo stesso fervore e assistiamo all'ennesima manifestazione di potenza: "Per la Juve sarà difficile portarci via questo scudetto. Siamo primi perché siamo stati più forti degli altri. L'Inter merita di vincere il campionato". E, come condottiero dei "più forti", il tecnico di Setubal ne ha anche per il capitano juventino Del Piero, il quale ha affermato, oltre che ad essere orgoglioso del proprio club, di non invidiare nulla ai nerazzurri: "Dovrebbe invidiare l'Inter per i 10 punti di vantaggio. Sono numeri che non si possono commentare. Se parla del suo passato, ha ragione: alla Juve ha fatto tutto, anche se purtroppo non ha vinto il Pallone d'oro". Dopo qaver colpito Pinturicchio, il portoghese si sofferma, a conclusione dell'intervista, sulla gara dell'andata (vinta per uno a zero dall'Inter, rete di Muntari ndr) e anche in questo caso le parole escono come un fiume in piena: "All'andata ho visto una gioia particolare. Prima pensavo che la partita con il Milan fosse quella più emozionante. Poi ho capito che nelle gare tra Inter e Juve c'è qualcosa in più. Io però non sono nato e cresciuto nella rivalità tra queste due squadre, non è la mia cultura. Per me, è una partita di campionato e la affronto con la consueta tranquillità e con il solito equilibrio".
I convocati di Mourinho sono 21: Si tratta di Toldo, Julio Cesar, Orlandoni, Cordoba, Maxwell, Burdisso, Materazzi, Samuel, Chivu, Santon, Zanetti, Stankovic, Figo, Vieira, Cambiasso, Muntari, Ibrahimovic, Cruz, Crespo, Obinna e Balotelli.
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John Elkann non si arrende. "Lotta scudetto ancora aperta".

(John Elkann non si arrende al distacco dall'Inter)
Per John Elkann la lotta è ancora apertaMentre il presidente bianconero Cobolli Gigli e il portierone Buffon hanno più volte mostrato, negli ultimi giorni, poca fiducia sulle possibilità di rimonta della Juventus, impegnata nella lotta scudetto con i rivali dell'Inter di Mourinho, il vicepresidente della Fiat, John Elkann è, al contrario, convinto che il tricolore non sia ancora assegnato.

"La lotta e' sempre aperta": il grido di battaglia, forte e deciso, arriva dalla voce del vice presidente della Fiat, e juventino doc, John Elkann, primogenito di Margherita Agnelli, il quale va controcorrente (o comunque in opposizione alle dichiarazioni rilasciate dai vertici della società bianconera) e crede che il titolo non sia ancora assegnato. Finchè c'è vita (o gare da giocare) c'è speranza. E' il pensiero che è emerso dalle parole pronunciate dall'Elkann, questo pomeriggio, al termine dell'assemblea degli azionisti Fiat, conversando con i giornalisti, che gli hanno rivolto la fatidica domanda: lo scudetto è già tinto di colori nerazzurri? Immediata la risposta del vicepresidente: "Bisogna battere l'inter" ha aggiunto facendo riferimento al confronto diretto in programma a meta' aprile, a Torino, e ha poi aggiunto: "E' poi - ha commentato - bisogna anche vincere la Coppa Italia'.
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Buffon incorona i nerazzurri: "L'Inter vincerà lo scudetto"

(Buffon "assegna" lo scudetto all'Inter. Ma ci crede ancora)
Buffon incorona l'InterLe parole sono chiare, indelebili. La voce è quella di Gigi Buffon, portierone della Juventus. Un pò di scaramanzia nelle parole nel numero uno della Nazionale, ma anche la constatazione della forza dei rivali e di un distacco che difficilmente i bianconeri riusciranno a recuperare. Sette punti non sono tantissimi, ma se i nerazzurri non fanno passi falsi, ogni speranza di rimonta svanirà nel nulla e ogni sforzo sarà vano. E allora Buffon incorona l'Inter, anche se manca tanto e soprattutto la sfida diretta tra le due big del calcio italiano.

Lo scudetto? Sollecitato sulla questione di chi vincerà il titolo, il portiere della Juventus, Gianluigi Buffon, ha le idee chiare: "sicuramente lo vince l'Inter, perche' ha un bel margine di vantaggio su di noi. Poi, e' una squadra molto quadrata". Insomma, l'ottimismo incomincia a scemare, col passare delle giornate, e con la realtà di una squadra, quella interista, che non registra passi falsi. Così è davvero difficile coltivare speranze di rimonta. "Ma un briciolo di speranza c'e' sempre, perche' se non ci fosse non giocherei neanche domenica", ha aggiunto il portiere della Juventus e della Nazionale. Se non sarà scudetto, comunque, Buffon si augura che la Juventus riesca ad aggiungere un trofeo nella propria bacheca: "Il piu' vicino e' la Coppa Italia, anche se il campionato sarebbe molto piu' importante, ma e' anche la cosa piu' difficile'.
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L'ultimo saluto a Giacomo Bulgarelli. Scompare a 68 anni il condottiero bolognese.

(Sandro Mazzola e Bulgarelli, rivali all'epoca in Inter-Bologna).
Leader, in campo e fuori. Regista di gran classe, condottiero del Bologna scudettato nel 1964, ha perso la sua battaglia più grande, quella contro la malattia che da tempo lo affliggeva. Scompare a 68 anni GIACOMO BULGARELLI. Un ricordo, da Citysport a questo grande uomo, nello sport e nella vita di tutti i giorni.

Era malato da tempo. Ha lottato, in silenzio, ma con la serenità di chi già è consapevole che si trattava di una battaglia difficile da vincere. E così è stato, purtroppo. Oggi se ne è andato, all'età di 68 anni, Giacomo Bulgarelli, uomo di sport e di tv (indimenticabile la coppia nata con Massimo Caputi a Telemontecarlo, e le loro telecronache; simpatico e sempre educato nel suo modo di affrontare i principali temi sportivi) che con quel suo accento bolognese e quel suo modo di fare, e quel suo parlare simpatico ed educato, conquistò tutti, addetti ai lavori e non. Tutto il mondo dello sport è in lutto per la sua scomparsa. Grande regista, leader del centrocampo rossoblu del Bologna (tra gli anni '60 e '70), del quale fu condottiero nel 1964, anno in cui i rossoblu trionfarono nel campionato italiano, ebbe poca fortuna in nazionale perchè era l'epoca dei Mazzola, dei Rivera ma soprattutto perchè nel '66, in Corea, il Ct italiano Edmondo Fabbri lo mandò in campo, mezzo infortunato, e il ginocchio si ruppe e, con esso, il legame con la maglia azzurra. Vorrei rendere l'ultimo omaggio a Bulgarelli, mettendo in rilievo due attestati di stima che ho letto, e che mi hanno particolarmente impressionato. Uno porta la firma di FABIO CAPELLO. L'attuale selezionatore dell'Inghilterra, turbatissimo per la notizia della sua scomparsa, ha affermato: "E' il centrocampista più forte che abbia mai avuto l'Italia" e anche "una persona sensibilissima, leader in campo e fuori" . Parole bellssime, quelle di un emozionato Capello, al quale ha fatto seguito, con analogo verbo, il patron interista Massimo Moratti: "Un esempio di stile come giocatore ma soprattutto come uomo" Ci accomuniamo ai due e, sicuramente, ne sarà felice, da lassù, Giacomo Bulgarelli, colui che "il mondo tremare fece" insieme al suo Bologna.
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